Kremlin è un gioco di potere, intrighi e sopravvivenza dentro le stanze più chiuse del Cremlino, dove ogni mossa può costarti la carica… o la vita. Ambientato tra i meandri della politica sovietica, ti cala nei panni di un leader che cerca di controllare il Politburo, manipolando alleanze, eliminando rivali e sopravvivendo alle pressioni di un sistema dove l’età è nemico numero uno.
All’inizio del gioco, una dozzina di figure politiche – alcune storiche, altre inventate – occupano i posti chiave del potere. Ogni giocatore sceglie segretamente dieci di loro come propri alleati, assegnando a ciascuno un punteggio che rappresenta il grado di influenza che spera di esercitare su quella persona. Durante le fasi di gioco, chi ha più influenza su un politico ne guida le azioni: può promuoverlo, degradarlo, mandarlo in esilio o addirittura farlo eliminare. Ma ogni mossa ha un prezzo: i personaggi invecchiano. E con l’età cresce il rischio di malattia, e poi di morte. Ogni turno, tutti i membri del Politburo devono superare una verifica sanitaria: chi è troppo vecchio o stressato potrebbe non farcela.
L’obiettivo? Far sì che il tuo candidato alla carica di Segretario Generale compia tre apparizioni ufficiali all’annuale parata di ottobre, vivo e in salute. Solo chi riesce a garantire questo trionfo pubblico per tre volte vince. Ma attenzione: non basta avere un alleato forte. Devi proteggerlo dalle congiure, dai colpi di Stato interni e da una burocrazia che mangia i vivi. Un politico può essere esiliato in Siberia, fucilato per tradimento o semplicemente consumato dal peso del potere.
Kremlin non è un gioco statico: cambia completamente a seconda dell’edizione che scegli. La versione originale, con i personaggi inventati e l’atmosfera da satira nera, ti chiede di tenere discorsi funebri per i colleghi defunti e brindare con il vodka. L’edizione “Revoluzione” è più cruda: chi viene arrestato muore sul colpo, senza pietà. E poi c’è la versione moderna, che porta nel gioco figure come Gorbaciov, Putin o Kosygin, dove l’esilio non è più una prigione ma un silenzioso ritiro dalla scena politica, e il potere si esercita con documenti e protocolli anziché con fucili.
Ogni edizione ha le sue regole, i suoi personaggi e la sua tensione. Ma tutte condividono lo stesso cuore: un gioco dove l’abilità non sta solo nel controllare gli altri, ma nel sopravvivere a te stesso. Non è un gioco per chi cerca scontri diretti o battaglie aperte. È per chi sa aspettare, manipolare e tenersi alla larga dal fato che attende ogni leader in quella stanza piena di ritratti e silenzi.
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