È l’estate del 1812: Napoleone ha radunato un esercito senza precedenti, composto da oltre mezzo milione di soldati provenienti da venti nazioni diverse, per invadere la Russia. L’obiettivo è chiaro: costringere lo Zar Alessandro I alla resa e chiudere una volta per tutte il conflitto con l’Europa orientale. Ma non sarà un’invasione come le altre. Qui non si combatte solo contro eserciti organizzati, ma contro la terra stessa: i vasti spazi deserti, le strade polverose che portano ovunque e mai da nessuna parte, l’assenza di rifornimenti, il freddo che arriva prima del previsto. E c’è un uomo al comando dei russi: Kutuzov, vecchio, scettico, astuto, più abile a ritirarsi che ad attaccare — ma proprio per questo temibile.
Il gioco si svolge su una mappa dettagliata dell’Europa orientale, dove i movimenti non sono lineari ma guidati da carte. Ogni turno, i giocatori pescano e giocano carte che rappresentano eventi storici, manovre strategiche o disordini interni: un raid dei cosacchi in una regione remota, la desertione di un alleato tedesco, l’arrivo di rinforzi dopo settimane di attesa. Le carte non sono solo azioni — portano con sé citazioni autentiche dai diari dei generali, dalle lettere degli ufficiali francesi e dai rapporti russi. Ogni carta ha un peso storico, una voce che ti ricorda che stai giocando a una guerra reale.
I due schieramenti — l’Impero francese e la Russia zarista — hanno ciascuno un mazzo personale di dodici carte speciali, chiamate “Home Decks”, che riflettono le loro risorse, i loro punti di forza e le loro debolezze. I francesi partono con superiorità numerica, una leadership brillante e un morale altissimo: non hanno mai perso una battaglia importante da anni. Ma la loro forza è fragile. Ogni ritirata, ogni perdita di rifornimenti, ogni giorno trascorso lontano dai confini dell’Europa consuma il loro spirito. I russi, invece, cominciano in difficoltà: eserciti disorganizzati, comandanti incerti, territorio vasto da difendere. Ma hanno un vantaggio silenzioso: la capacità di ritirarsi senza cedere terreno decisivo, e l’attesa — che è una forma di guerra più letale della spada.
Il gioco non ha regole diplomatiche complesse né battaglie navali. Non si tratta di diplomazia o logistica astratta: qui si combatte per la sopravvivenza. Le battaglie sono combattute con un sistema diretto ma profondo, dove il morale, più della forza bruta, decide chi vince. Un esercito può essere numericamente superiore e ancora crollare se le sue truppe hanno fame, freddo o paura. Il “Generale Inverno” non è una metafora: diventa un evento reale che colpisce entrambi gli schieramenti, ma con effetti più devastanti per chi si trova lontano da casa.
Il gioco può essere giocato in quattro modi diversi. La campagna completa dura fino a quattro turni e copre tutta la discesa dell’armata francese verso Mosca e il suo ritorno disastroso. Ma puoi anche iniziare “On to Smolensk!”, quando l’esercito napoleonico si scontra con i russi riorganizzati, prima che Kutuzov prenda il comando. Oppure “Napoleon in Moscow”: la città è stata presa, ma l’inverno sta arrivando e i russi non si arrendono. O ancora, una modalità unica per due giocatori: ognuno controlla un paese da entrambi gli schieramenti — il francese e il russo — creando una partita a doppio gioco dove ogni mossa ha un costo politico e morale.
Le carte sono 110, molte delle quali obbligatorie. Ogni partita è diversa perché gli eventi si susseguono in modo imprevedibile: una rivolta in Polonia può distrarre le truppe, un’offensiva britannica nel Baltico può costringere la Russia a dividere i suoi mezzi. Non c’è una strategia vincente universale. Vincere non significa conquistare Mosca — potrebbe significare semplicemente sopravvivere all’inverno, o far crollare il morale nemico prima che sia troppo tardi.
Kutuzov non è un gioco per chi cerca velocità o semplificazione. È lento, pesante, esigente. Ma proprio per questo è uno dei pochi giochi che ti lasciano con la sensazione di aver vissuto qualcosa di più grande di una partita a scacchi. Non stai muovendo pedine: stai guidando un’armata attraverso l’inferno, e ogni decisione ha un prezzo. E quando il vento del nord comincia a soffiare, e le tue truppe si accasciano per la fame, capisci perché Napoleone non tornò mai più indietro.
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