Leapin’ Letters è un gioco che trasforma le lettere in proiettili e le parole in una corsa folle. Ogni giocatore riceve una carta segreta con il nome di un mostro buffo — PUNG, GORP o qualcosa di altrettanto strano — e deve raccogliere esattamente quelle quattro lettere per vincere.
Al tuo turno, peschi due lettere in plastica da un contenitore: se sono quelle che ti servono, le metti davanti a te; se no, devi lanciarle con il piccolo catapultino incluso. E qui comincia la magia: mentre le lettere volano per l’aria, tutti possono tendere la mano per prenderne una. Se la lettera che catturi ti serve, è tua. Se non ti serve, la tieni fino al prossimo turno e poi devi lanciarla di nuovo.
Non basta avere le lettere giuste: devi averle *solo* quelle. Troppi pezzi? Devi liberartene, uno per turno, lanciandoli in giro come se fossero confetti impazziti. È un equilibrio sottile tra memoria (ricordare cosa gli altri stanno cercando), riflessi (catturare al volo) e fortuna (quella lettera che ti serve potrebbe essere proprio quella che qualcun altro sta per lanciare).
Il gioco è semplice, ma diventa incandescente quando le lettere si muovono ovunque. I bambini ridono, gli adulti tornano un po’ ragazzi, e nessuno si annoia mai: ogni partita è una piccola tempesta di plastica colorata che vola, cade e ritorna. Un classico anni ’60 che non ha bisogno di schermi per far divertire. Basta un lancio, un grido e la voglia di vincere.
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