Immagina di essere un detective in una stanza piena di sospetti, ognuno con un segreto. Il tuo strumento? Una piccola macchina di plastica che non funziona davvero… ma che ti fa credere di poter scoprire le bugie. È così che si gioca a *Lie Detector*, il classico degli anni Sessanta dove la logica, la memoria e un po’ di fortuna decidono chi sarà il vero colpevole.
Tra i 24 sospetti, uno solo ha commesso il reato — ma non sai chi. La macchina, con il suo ago e il suo campanello silenzioso, ti aiuta a capire se le dichiarazioni dei sospetti sono vere o false: basta infilare la loro carta nella fessura e premere l’asticella. Se senti un *bip*, è una bugia; se tutto tace, la verità è nascosta tra le righe. Ogni indizio ti avvicina alla soluzione — “Il sospetto ha il mento sporgente”, “Ha i capelli rossi”… e via così, fino a quando non rimangono pochi nomi possibili.
Oltre alle carte dei sospetti, ci sono quelle di Informazioni Segrete: dichiarazioni che solo tu conosci. Puoi usarle per testare gli altri o per confermare i tuoi sospetti. Ma attenzione: ogni volta che fai un’accusa, rischi di perdere tutto se ti sbagli. Se invece indovini, guadagni punti e puoi anche raccogliere bonus dai sospetti ancora in gioco.
Il gioco gira su turni semplici, ma la tensione cresce con ogni domanda. Non serve un computer né un circuito: è tutta una questione di deduzione, di ricordare chi ha detto cosa e quando. La macchina non mente — ma tu sì, se fingi di sapere qualcosa che non sai.
Si gioca in due o quattro, e la partita dura poco più di un’ora. Chi arriva per primo a 25 punti vince. Non è un gioco complesso, né tecnico: è un gioco da tavolo che ti fa pensare, ascoltare, ricordare. E ogni volta che la macchina tace, sai di essere più vicino alla verità — anche se non c’è nessun vero mistero dentro quel pezzo di plastica. Solo te, i tuoi compagni e le bugie che ognuno cerca di nascondere.
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