C’è un’isola, e su quell’isola c’è una guerra silenziosa tra chi vuole il potere e chi cerca di fermarlo. Mafia è un gioco da tavolo che trasforma la Sicilia in un teatro di intrighi, colpi di scena e qualche risata amara. Non è un gioco serio, ma non è neanche una farsa: è un ballo tra leggi e illegalità, dove i dadi decidono chi muore e chi torna a combattere.
Quattro famiglie mafiose, ognuna con il suo boss e due bande di picciotti, gareggiano per controllare quattro zone dell’isola. Ma non sono sole: c’è lo Stato, rappresentato da un Prefetto, tre carabinieri e un agente segreto che spia, insegue e cerca di arrestare chi si muove senza rispetto per le regole — o per la legge. A volte il ruolo dello Stato è tenuto da un giocatore, altre volte i partecipanti lo condividono a turno, come se tutti fossero stanchi di vedere il caos crescere.
Il tabellone è una pista a forma di B che gira intorno alla Sicilia, passando per Palermo, Catania e Enna: le città dove i boss tengono le loro riunioni. Si muove con due dadi: puoi usare la somma per spostare un solo personaggio, o dividere i numeri per farne muovere due. E ogni mossa è una scommessa: vai troppo vicino a un blocco stradale? Potresti finire in prigione. Ti fermi troppo a lungo davanti a un ristorante? Qualcuno potrebbe spararti mentre mangi gli spaghetti.
Il gioco non si regge solo sui movimenti, ma anche sulle carte: da una parte ci sono quelle che portano aiuto dai parenti in America — soldi, armi, informazioni. Dall’altra, le prove raccolte dall’agente segreto per inchiodare i boss. Ma attenzione: la giustizia qui è incerta. Chi viene arrestato potrebbe uscire di nuovo domani. Le cellule si svuotano come se niente fosse.
Non c’è eliminazione, non ci sono perdenti definitivi. I picciotti scompaiono? Ne arrivano altri dal continente. Il boss è in galera? Torna dopo qualche turno. È un ciclo senza fine: violenza, arresti, ritorni, nuovi colpi. Eppure, non è mai pesante. C’è una leggerezza nel modo in cui il gioco affronta l’argomento — come se ridere fosse l’unica arma contro un sistema che sembra rotto da sempre.
Vince chi controlla quattro zone per primo, o chi riesce a imprigionare tanti mafiosi da spezzare la catena del potere. Ma il vero vincitore è chi riesce a sorridere mentre i dadi decidono se il suo boss sarà libero o in cella. Mafia non ti fa sentire un eroe, né un criminale: ti fa sentire parte di una commedia nera che gira ancora, e ancora, e ancora. E forse è proprio questo il punto.
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