Mafioso, uscito nel 1987, è l’antenato silenzioso di giochi come The Mob e Capone: un gioco crudele, elegante e pieno di personalità. Su una scacchiera vivace, dove i disegni a fumetto raccontano storie vere della mafia degli anni Trenta, quattro famiglie si contendono il controllo dei territori con astuzia e violenza. Ogni giocatore ha otto membri della famiglia – ognuno con un nome e un volto unico – da piazzare sulle strade, sui bar, sui night club. Con 56 carte di racket, devi scegliere quando agire: estorcere soldi, comprare attività legittime o mandare un avversario a nuotare con le scarpe piene di cemento. Ma attenzione: non sai mai quanti pezzi gli altri hanno nascosti in mano. L’apertura delle carte è libera, ma la pressione cresce man mano che i territori si riempiono e i barili d’oro diventano sempre più rari. Il gioco gira intorno a un’unica ambizione: accumulare dieci barre d’oro prima degli altri. Le meccaniche sono semplici, ma la tensione è alta: ogni mossa può essere una trappola o l’inizio di un colpo da maestro. I componenti sono curati con passione: dischi in legno colorato, pedine in legno intagliato, banconote e fiches che sembrano usciti da un film degli anni Cinquanta. Non è un gioco per tutti, ma per chi ama il bluff, la gestione delle risorse e l’atmosfera di una guerra tra gang dove ogni scelta conta. Un piccolo capolavoro dimenticato, che merita di essere rivisto.
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