Nel cuore di un’epoca in cui i titoli si conquistano con astuzia e non con nascita, sei uno dei tanti intrighi che covano per diventare il Marquis. Non basta avere ricchezza: devi saperla usare, ingannare, rubare, scambiare. Ogni partita è una danza tra carte personaggio e gioielli preziosi, dove chi controlla i ruoli controlla il destino.
Ognuno di voi inizia con dodici carte, ognuna raffigurante un personaggio con un’abilità speciale: il mercante di diamanti può acquistare due pietre al posto suo, lo spacciatore ruba una moneta al giocatore più ricco, la contessa fa scambiare le risorse tra avversari. Durante il tuo turno, scegli un personaggio e attiva la sua abilità per accumulare monete o ostacolare gli altri. Con quelle monete compri gioielli: diamanti valgono un punto, rubini cinque. Ma non puoi tenerli tutti: devi pianificare, anticipare, sfruttare le debolezze degli avversari.
La partita continua finché qualcuno non riesce più a giocare una carta. Allora si conta il bottino. Chi ha la collezione più preziosa vince. Non importa se hai accumulato tante monete: se i tuoi gioielli sono pochi o poco costosi, sei fuori gioco.
L’interesse sta nella tensione continua tra l’acquisto immediato e il lungo termine, tra la difesa del tuo tesoro e l’attacco al tuo avversario. Un rubino può cambiare tutto, ma solo se riesci a prenderlo prima che qualcun altro lo porti via. Le abilità si esauriscono, le carte scarseggiano, e ogni mossa ha un costo. Non c’è spazio per l’improvvisazione: devi pensare due passi avanti, fingere di essere chi non sei, e saper rinunciare a una moneta per un rubino che ti fa vincere.
Marquis è un gioco dove il potere non si eredita. Si ruba. Si negozia. Si conquista carta dopo carta.
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