Mawari-Sugoroku è un gioco da tavolo giapponese antico che trasforma un semplice lancio di dadi in un viaggio carico di significato. Nato intorno al 1500, non è solo una corsa tra caselle: è un percorso simbolico, spesso legato alla spiritualità o ai luoghi più famosi del Giappone. I giocatori muovono i propri pezzi in base al risultato dei dadi, ma qui il numero non decide sempre la distanza da percorrere — alcune caselle richiedono un valore esatto per avanzare, altre offrono scorciatoie o deviano il cammino verso eventi imprevisti.
La versione più antica, chiamata Pure Land Sugoroku, mirava a raggiungere la Terra Pura, il paradiso buddhista occidentale: ogni casella rappresentava una tappa spirituale, e un lancio sbagliato poteva portarti indietro di molti passi. Nel XVII secolo, i tabelloni si arricchirono di scene pittoresche: il viaggio da Kyoto a Edo, o ritratti degli attori del teatro Kabuki, trasformarono il gioco in un’opera d’arte da tenere in salotto. Dopo la Restaurazione Meiji, diventò popolare tra i bambini, ma mantenne il suo fascino narrativo. Oggi lo trovi ancora nei negozi di giocattoli o nei shop a 100 yen, con temi moderni che raccontano storie contemporanee.
A differenza del Ban-Sugoroku, più simile al backgammon, Mawari-Sugoroku non è un gioco di strategia complessa: la sua magia sta nell’incertezza e nel ritmo lento che invita a osservare il tabellone come una mappa viva. Ogni partita diventa un racconto breve, fatto di fortuna, sorprese e quel tocco di poesia tipico della cultura giapponese. Non si vince solo arrivando per primi: si vince vivendo il viaggio.
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