MechWar 2: Suez to Golan ti immerge nella guerra del Kippur del 1973, tra le sabbie del Canale di Suez e i crinali rocciosi dei Monti Golan. Ogni esagono rappresenta 200 metri, ogni turno cinque minuti: il ritmo è serrato, la precisione assoluta. Controlli reparti da plotone, muovendo carri armati e fanteria in formazioni compatte o disperse, gestendo stanchezza, munizioni e morale sotto il fuoco diretto di mitragliatrici, cannoni e missili anticarro. Le mine, i ponti degli ingegneri, gli attacchi aerei e le difese antiaeree aggiungono strati di complessità realistica. La notte cambia tutto: la visibilità cala, il comando diventa più incerto, e ogni mossa è un rischio. I due scenari principali — uno sul fronte egiziano, l’altro su quello siriano — offrono battaglie diverse per terreno, tattica e pressione. Con 800 counters e due mappe dettagliate, il gioco non è un semplice scontro: è una simulazione che richiede pianificazione, pazienza e comprensione del campo di battaglia. Non c’è un vincitore automatico: la vittoria si costruisce con decisioni coerenti, logistica efficiente e il coraggio di attaccare al momento giusto. Adatto a due giocatori, può essere affrontato anche in solitario con una certa fatica ma grande soddisfazione. Ogni partita dura ore — non per noia, ma perché ogni decisione pesa. Per chi cerca un wargame che non risparmia dettagli né complessità, questo è uno dei capisaldi del genere.
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