Men Against Fire è un gioco da tavolo che trasforma la guerra in un’esperienza psicologica. Nel 1982, ispirato agli studi di S.L.A. Marshall sulle dinamiche umane nel combattimento, propone una simulazione a livello di squadra nelle atollo del Pacifico tra il ’43 e il ’44. Tre o più giocatori interpretano soldati americani, isolati l’uno dall’altro: non vedono i compagni né la mappa, comunicano solo a voce con un narratore che controlla tutto il nemico e l’ambiente. Ogni soldato ha obiettivi personali nascosti, segreti che lo spingono ad agire in modi imprevedibili. Il GM gestisce i movimenti giapponesi, gli eventi e le reazioni al terrore, con un ritmo di 5 minuti per turno. I pezzi da combattimento sono pochi, ma l’attenzione è tutta sulle scelte morali, la paura, il silenzio. Vincere non significa distruggere il nemico: significa sopravvivere, mantenere un filo di umanità in mezzo al caos. È un gioco che non si dimentica perché ti fa sentire solo — proprio come sul campo.
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