Middle East Smackdown è un gioco da tavolo strategico che trasforma il conflitto mediorientale in una partita di potere, propaganda e guerra asimmetrica. Due o quattro giocatori si contendono il controllo di sei attori chiave: Stati Uniti, Israele, Siria, Iran, Iraq e Libano, ciascuno con risorse, alleati e debolezze uniche. La mappa dettagliata rappresenta un teatro di guerra dove movimenti territoriali, pressione politica e sostegno popolare decidono il destino del conflitto.
Gli Stati Uniti partono con superiorità tecnologica e truppe ben addestrate, ma la loro capacità di operare dipende dal supporto del Congresso. L’Iran e la Siria, sebbene in inferiorità numerica, contano su terreni difficili, milizie resilienti e l’influenza dei politici americani favorevoli alla pace. Attraverso azioni mirate, i giocatori possono manipolare l’opinione pubblica, bloccare fondi militari o scatenare insurrezioni per indebolire il nemico.
La vittoria non si misura solo in territori conquistati: chi riesce a far collassare la volontà politica del rivale, tagliando i finanziamenti o distruggendo la sua capacità di combattere, porta a casa la guerra. Il dado e le carte risorse aggiungono incertezza alle operazioni, rendendo ogni mossa un equilibrio tra forza bruta e abilità diplomatica.
Non è un gioco che glorifica il conflitto: lo esplora come sistema complesso dove i soldati non sono gli unici attori. Qui la guerra si vince anche con le parole, i media e i voti a Washington.
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