Minitar è un gioco da tavolo che trasforma la mappa degli Stati Uniti in un campo di battaglia strategico. Non si tratta di una simulazione politica, ma di un’astuta sfida astratta dove ogni stato diventa una pedina per costruire catene invisibili e vincere punti come se fossero voti elettorali.
Ogni giocatore ha un mazzo con le 50 stelle della bandiera più il Distretto di Columbia, accompagnate da una carta jolly. Al proprio turno, si pesca una carta e la si posiziona su una griglia 8x8: se è la prima della propria metà campo, puoi piazzarla ovunque; altrimenti, deve toccare un’altra tua tessera già in gioco. Puoi anche coprire le carte dell’avversario che rappresentano lo stesso stato — e la jolly può sostituire qualsiasi carta, senza limiti.
L’obiettivo? Connettere i due lati opposti della griglia con una catena continua dei tuoi colori. Ogni stato nella tua linea vale tanti punti quanti sono i suoi voti elettorali: il primo a raggiungere 538 vince. Ma c’è un altro modo per trionfare: bloccare l’avversario fino al punto che non possa più muovere.
Il gioco è si spiega in due minuti, ma ricco di tensione strategica. Le regole sono poche, ma ogni mossa può cambiare il corso della partita. Il manuale, pur essendo lungo 28 pagine, non riempie lo spazio con complessità: racconta invece la storia degli Stati Uniti negli anni Sessanta — elezioni, politici, popolazioni — come un libro di geografia che diventa parte del gioco. Non è un’opera d’arte politica. È un puzzle silenzioso, dove il territorio parla da solo.
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