Un giorno, i bambini si accorgono che le persone stanno perdendo qualcosa di invisibile: il tempo. Non lo spendono più, non lo godono — lo mettono da parte, come se fosse un tesoro da accumulare. Ma quel tempo non viene risparmiato: viene rubato. Da uomini grigi, silenziosi e senza volto, che si muovono tra le strade e trasformano la vita in una corsa senza respiro. È qui che entra Momo, una bambina curiosa e coraggiosa, insieme alla sua amica tartaruga Kassiopeia: devono trovare il modo di fermare i ladri e restituire alle persone ciò che hanno perduto.
Momo non è un gioco da competere. È un’avventura da costruire insieme, in due squadre che lavorano l’una con l’altra, non contro. Ogni gruppo ha il proprio mondo: uno segue Momo su una metà della scacchiera, l’altro guida Kassiopeia sull’altra. Non si vedono a vicenda. Non possono guardare cosa sta facendo l’altro. Eppure, devono collaborare per riuscire nell’impresa. Ogni squadra sceglie un percorso segreto di dodici carte, disegnando una strada fatta di sogni e immagini nascoste. Alcune mostrano scene chiare: un bambino che guarda le stelle, un vecchio che suona il violino, un giardino in piena estate. Altre sono vuote, con un punto interrogativo — e qui ognuno inventa la propria storia.
Poi viene il momento più magico: si raccontano i sogni. Una squadra descrive ciò che ha visto sulla sua strada, con voce calma e attenta. L’altra ascolta, senza interrompere, cercando di ricordare ogni dettaglio. Non è un gioco di memoria per vincere: è un atto di fiducia. Devi raccontare bene perché l’altro possa seguirti. E devi ascoltare con attenzione perché solo così potrai aiutare Momo e Kassiopeia a ritrovarsi.
Quando le storie sono finite, si uniscono i due mondi. La scacchiera si completa, e ora è piena di immagini — alcune verdi, altre grigie. Le carte verdi sono quelle dei sogni raccontati; le grigie, nascoste sotto, rappresentano il tempo rubato dai ladri. Ora Momo e Kassiopeia iniziano a camminare, uno per volta, lungo i percorsi che hanno sentito descrivere. Non possono andare dove vogliono: devono seguire le tracce dei sogni. Quando arrivano su una carta, la girano. Se è verde, il viaggio prosegue sereno. Se è grigia, un fiore d’ora — simbolo del tempo perduto — viene portato via dai ladri. E ogni fiore che cade è un pezzo di vita che si spegne.
Ma non tutto è perso. Ci sono due amici speciali: Gigi e Beppo. Se una squadra riesce a trovare uno dei due, può guardare una carta grigia senza perdere un fiore. È un piccolo aiuto, ma prezioso. E quando Momo e Kassiopeia finalmente si incontrano alla porta del Viale Mai, il momento più importante arriva: è lì che li aspetta Maestro Hora. Con lui, la loro missione diventa collettiva. Se riescono a raggiungere insieme quel luogo prima che tutti i fiori siano stati rubati, Maestro Hora dona il suo fiore d’oro — e con esso, restituisce tutto ciò che è stato preso.
Vincere non significa essere più bravi. Significa aver ascoltato abbastanza per ricordare. Aver raccontato abbastanza per far sì che qualcun altro potesse seguire il tuo sogno. Aver creduto, anche quando le carte grigie sembravano invincibili.
Momo non è un gioco di strategia o di velocità. È un gioco di presenza. Di silenzi condivisi. Di storie che diventano ponti tra persone che non si sono mai viste. E quando la partita finisce, e i fiori tornano alle mani dei giocatori, qualcosa cambia: non solo il tabellone, ma anche chi lo ha giocato. Perché in un mondo dove tutti corrono, Momo ti ricorda che il tempo più prezioso non è quello che si accumula — ma quello che condividi.
E se i fiori sono tutti andati? Allora la storia finisce senza vittoria. Ma nemmeno quella è una sconfitta: è un invito a riprovare, con più attenzione, più cura, più ascolto. Perché il tempo non si salva. Si vive. E solo insieme lo si può restituire.
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