Monopoly

(1935)
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Monopoly è quel gioco che tutti conoscono anche senza averlo mai giocato davvero: case colorate, biglietti da mille, e un dadi che gira intorno a una scacchiera piena di strade famose. Ma sotto l’aspetto nostalgico c’è un meccanismo sottile, fatto di strategia, fortuna e qualche piccola trappola.

Ogni giocatore parte con una somma di denaro e gira intorno al tabellone lanciando due dadi. Dove atterri decide cosa succede: se ti fermi su un terreno non ancora comprato, puoi acquistarlo o lasciarlo all’asta. E qui sta il primo inganno: molti pensano che si debba pagare sempre il prezzo stampato, ma in realtà chi vuole può offrire anche solo un dollaro per aggiudicarselo. È lì che nascono le prime alleanze e i primi scontri: chi tiene insieme una famiglia di proprietà dello stesso colore diventa potente. Una volta raccolti tutti gli immobili di un colore, puoi costruire case e poi hotel, trasformando quel semplice angolo della città in una macchina da soldi.

Ogni volta che qualcuno atterra sulla tua proprietà, deve pagarti un affitto. Più edifici hai, più alto è il prezzo. Ma attento: se non hai abbastanza cash per pagare l’affitto di qualcun altro, o una tassa inaspettata, devi vendere case, ipotecare terreni o… andare in bancarotta. E qui arriva la parte più interessante: il gioco originale è pensato per finire presto. Il denaro non torna indietro, le banche non fanno prestiti gratuiti e i soldi che paghi agli altri scompaiono dal sistema. È un circolo che si stringe, fino a quando uno resta in piedi.

Ma la verità è che quasi nessuno gioca così. La maggior parte delle partite si trasforma in una versione più dolce: il denaro raccolto dalle tasse va al centro della tavola e chi atterra su “Parcheggio Gratuito” se lo prende tutto, come un jackpot. Alcuni permettono ai giocatori di chiedere prestiti senza mai fallire. E così la partita si allunga, i soldi non scarseggiano più, e nessuno va davvero in bancarotta. Queste regole “fai da te” rendono il gioco più amichevole per i bambini o per chi odia perdere, ma lo svuotano di quel suo cuore crudele: la competizione vera non è quella che dura a lungo, ma quella dove qualcuno deve pagare e non può.

Monopoly non è un gioco perfetto. È caotico, lento, a volte frustrante. Ma proprio per questo è diventato un classico: perché ti costringe a scegliere tra la strategia fredda e il piacere di giocare insieme. E ogni volta che lanci i dadi, sai che potrebbe cambiare tutto — anche se non hai mai letto le regole ufficiali.

  • Giocatori: 2-8
  • Durata: 60-180 min
  • Età Minima: 8+
  • Complessità: (1.62)

Artisti: (Uncredited), Charles Darrow, Edison Girard

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