Immagina di essere un architetto dell’antichità, chiamato a dare forma alle meraviglie del mondo antico: le piramidi, il Colosseo, l’Acropoli. Ma non basta costruirle. Devi assicurarti che la storia le ricordi. E qui sta il vero gioco: ogni tuo monumento è una vittoria fragile, perché gli altri giocatori decidono cosa merita di essere tramandato — e possono cancellare i tuoi sforzi con un solo tratto di penna.
Monuments: Wonders of Antiquity ti porta in un mondo dove costruire e raccontare sono due facce della stessa medaglia. Ogni partita si snoda tra due tipi di azioni: quelle dedicate alla costruzione dei monumenti, e quelle in cui diventi storico, scrivendo le cronache che daranno fama alle opere degli altri. Non puoi fare entrambe nello stesso turno. Devi scegliere: espandere il tuo impero di pietra o decidere chi merita di essere ricordato.
Per costruire un monumento, devi raccogliere le carte giuste: ciascuna delle 12 tipologie — dalle Piramidi a Babilonia — ha nove esemplari distribuiti tra il mazzo e tre carte scoperte al centro del tavolo. Con una azione puoi pescare una carta, con un’altra puoi erigere il monumento se hai abbastanza carte dello stesso tipo. Ma attenzione: chi costruisce per primo un monumento ne ha bisogno solo di due; chi lo segue ne richiede tre; e nessun altro potrà mai completarlo dopo di te. È una corsa contro gli avversari, ma anche contro il tempo: se aspetti troppo, potresti non trovare più le carte che ti servono. E se costruisci presto, rischi di lasciare la tua opera incompleta e vulnerabile.
E qui entra in gioco l’altro pilastro del gioco: gli storici. Ogni giocatore ha due (tre in tre giocatori) gettoni da usare per scrivere storie su monumenti altrui — mai sui propri. Ma ogni storia richiede un prezzo: devi rimuovere una carta dal monumento descritto, riducendone la dimensione. Un monumento deve avere almeno due carte per essere considerato degno di memoria; se lo riduci a uno solo, diventa invisibile agli storici successivi. E non puoi ignorare questo ruolo: se alla fine del gioco hai gettoni da usare e non li hai spesi, subisci una penalità severa — 12 punti negativi.
La tensione nasce proprio qui. Vuoi costruire un monumento grande, ma lo vuoi anche famoso? Allora devi farlo abbastanza grosso per attirare gli storici, ma non così grosso da diventare il bersaglio perfetto che qualcuno cancellerà con una sola mossa. E se decidi di scrivere una storia su un monumento altrui, lo rendi più prezioso — e quindi più meritevole di punti per l’avversario. Ma non farlo, e rischi di essere punito per inattività.
I punti vittoria non sono fissi: se costruisci l’Acropoli con cinque carte e valgono 12 punti, ma un altro giocatore ne erige una più grande — diciamo con sei carte — lui prende tutti i 12 punti. Tu? Ne ottieni solo quattro. È crudele, ma giusto: la gloria va a chi ha fatto meglio, non a chi ha iniziato prima.
Il gioco si muove su un filo sottile tra strategia e psicologia. Ogni turno devi decidere se pescare le carte che ti servono per completare il tuo monumento, o se usare il tuo ultimo gettone storico per bloccare l’avversario in vantaggio. Se aspetti troppo a costruire, potresti perdere la possibilità di erigere un monumento raro. Se lo fai troppo presto, rischi che qualcuno ti rubi il titolo di primo costruttore.
Monuments non è un gioco di fortuna: è un gioco di intuizione, anticipazione e controllo. Le carte sono limitate, i gettoni storici sono pochi, le decisioni pesano. E ogni mossa ha conseguenze che si ripercuotono fino all’ultimo punto.
Alla fine, vince chi riesce a bilanciare la costruzione con il riconoscimento: monumenti grandi ma non troppo visibili, storie scritte al momento giusto, e un occhio attento su ciò che gli altri fanno — perché in questo mondo antico, la gloria non si conquista da soli. Si costruisce insieme, con il rischio di essere dimenticati se qualcuno decide che non meriti di essere ricordato.
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