Moonstar

(1981)
5.2/10 (94 voti)

Moonstar è un gioco che sembra fatto di casualità ma in realtà gira tutto intorno alla tua mente. Niente fortuna, niente dadi che decidono per te: i dadi sono solo il punto di partenza, l’ingrediente che trasforma ogni partita in qualcosa di diverso. Lo scopo? Prevedere, calcolare e agire con precisione prima che il tempo scada.

Il tabellone rappresenta le dodici costellazioni dello zodiaco, disseminate di lunette e pianeti. Ogni round comincia con un setup semplice: qualcuno dispone i pezzi sul tavolo, poi si lanciano undici dadi. A quel punto parte una gara di asta da un minuto — nessun limite al numero di offerte, ma ogni proposta deve essere più alta della precedente. Chi lancia il prezzo più alto diventa il giocatore attivo e ha esattamente sessanta secondi per muovere tutte le lunette sul tabellone.

E qui viene la sfida: prendi un dado, posalo su una lunetta, poi spostala di tante caselle quante ne indica il dado. Una volta mosso, quel pezzo non può più essere toccato. Devi farlo per tutte le lunette entro il tempo, senza errori, senza esitazioni. Quando il timer suona, si contano i punti: ogni lunetta vale diversamente a seconda di dove è finita — alcune costellazioni danno punti, alcuni pianeti moltiplicano il valore. Se hai raggiunto o superato la tua offerta, vinci quei punti. Se no? Niente. Zero.

Il gioco si svolge in più round, e chi arriva per primo a un punteggio prestabilito vince. Ma Moonstar non è solo questo: dentro di sé nasconde dodici varianti diverse. La versione base è già ricca di strategia, ma puoi giocare con più dadi, senza pianeti, con offerte sfidanti o addirittura scommesse tra i giocatori. Ogni variante cambia il ritmo e la tensione, trasformando un gioco da 30 minuti in qualcosa di sempre nuovo.

Nato nel 1981 come evoluzione del più antico Corona, Moonstar è stato uno dei primi giochi “tedeschi” a fare breccia oltre l’Atlantico. Nonostante il suo aspetto semplice — dadi, un tabellone, pochi pezzi — ha ispirato generazioni di progettisti. Anche Ricochet Robots, uscito quasi vent’anni dopo, deve molto alla sua logica di movimento e al senso di urgenza che trasmette.

Non è un gioco per chi cerca fortuna o casinò. È un gioco per chi ama il silenzio prima del colpo, la concentrazione, il calcolo rapido. Per chi vuole misurarsi con se stesso più che con gli altri. Eppure, giocato in gruppo, diventa una festa di sguardi intensi, risate nervose e momenti di tensione che si spezzano solo quando qualcuno dice “finito” — e il timer scatta.

Non serve un tavolo grande né tanti pezzi. Basta un po’ di attenzione, una buona dose di coraggio nell’offrire, e la voglia di non farsi ingannare dal tempo. Moonstar ti chiede solo questo: pensa bene, muovi con calma, ma svelto. E soprattutto — non fidarti mai del dado. Lui dice solo dove cominciare. Tu devi decidere dove finire.

  • Giocatori: 2-12
  • Durata: 30 min
  • Età Minima: 12+
  • Complessità: (1.75)

Artisti: Jean Baer, Margaret Lehman, Mark Wheatley (I)

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