È il 1912 e l’atmosfera è di festa: Bunny Mandelson e Agatha Eton-Hogg sono fidanzati, e gli ospiti si riuniscono a Londra per un elegante cenone. Ma la serata si trasforma in incubo quando il maggiordomo Mellors viene trovato morto nella sala da pranzo, una rivoltella ancora calda tra le mani e un biglietto che parla di colpa e disperazione. È suicidio? O qualcuno ha fatto di tutto per farlo sembrare tale?
In questo gioco da tavolo per sei o otto giocatori, ognuno interpreta uno degli invitati al banchetto: dal rispettabile senatore Sir Douglas all’imprevedibile cacciatore americano Oscar Hemmingway, dalla star della musica hall Mary Lippe-Anstoldt alla misteriosa suora russa Sister Morticia. Due ruoli aggiuntivi sono solo spettatori, ma non influiscono sulle indagini: la verità sta tra le parole di chi c’era davvero a tavola.
Ogni giocatore ha un personaggio con segreti, alibi e motivi per volerlo morto. Attraverso domande, sospetti e conversazioni naturali, bisogna scoprire cosa aveva visto il maggiordomo prima di morire — e chi lo ha zittito per sempre. Non serve una laurea in criminologia: basta ascoltare, osservare le contraddizioni e capire quando qualcuno sta mentendo.
Il gioco si svolge intorno a un menu da tavola che funge da guida alle interazioni, con indizi nascosti tra i piatti e i nomi degli ospiti. La durata è di circa tre ore: abbastanza per costruire tensione, ma non così lunga da perdere il ritmo.
Non ci sono vincitori o sconfitti in senso tradizionale — la vittoria sta nel rivelare la verità insieme, con un po’ di scetticismo e molto spirito. È un gioco per chi ama le atmosfere d’altri tempi, i dialoghi serrati e il piacere di scoprire che persino il più silenzioso dei domestici poteva nascondere un segreto capace di cambiare tutto.
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