Nomic è un gioco che si trasforma mentre giochi. Non si tratta solo di seguire le regole: qui puoi cambiarle, e farlo è l’unico modo per vincere. Nato nel 1982 da Peter Suber, questo gioco da tavolo è un laboratorio vivente di democrazia, logica e caos controllato.
Ogni giocatore, a turno, propone una modifica alle regole: può aggiungerne una nuova, modificarne una esistente, abolirla o addirittura cambiare lo status di una regola da “modificabile” a “immutabile”, e viceversa. Le regole immutabili sono quelle più fondamentali — non si possono toccare direttamente, ma devono prima essere trasformate in mutabili. Ogni proposta viene sottoposta al voto collettivo: se approvata, entra in vigore alla fine del turno di chi l’ha presentata. Poi, come in molti giochi da tavolo, si tira un dado per guadagnare punti — ma qui i punti non contano tanto quanto il potere di plasmare le regole stesse.
Il gioco parte con un insieme base di norme, semplici e chiare. Ma ben presto, grazie alle modifiche votate dai giocatori, la struttura del gioco evolve in modi imprevedibili: nascono nuove fasi, si inventano penalità assurde, si ribaltano i meccanismi di voto o persino il concetto stesso di “vincere”. Non esiste un obiettivo fisso: la vittoria è l’evoluzione stessa del gioco. Chi riesce a guidare le trasformazioni più intelligenti, o più audaci, diventa il vero artefice della partita.
Nomic si gioca con carta e penna attorno a un tavolo, ma anche online su forum o mailing list: in questi ambienti, alcune partite sono durate per anni. Non è un gioco veloce né semplice — richiede attenzione, negoziazione e una buona dose di umorismo. Ma proprio questa complessità lo rende unico: non stai giocando a qualcosa di statico, stai costruendo insieme un sistema che nessuno ha mai visto prima. E ogni partita è diversa da tutte le altre. Perché qui, la sola cosa certa è che niente sarà più come prima.
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