Oh! Canada è un gioco da tavolo che sembra uscito da un libro di scuola degli anni ’70 — e proprio per questo è speciale. Nato nel 1974 su richiesta del governo canadese, non fu mai venduto: lo inviavano gratis alle scuole e ai cittadini che ne facevano domanda, come un regalo per imparare l’inglese e il francese insieme.
Il tabellone è una mappa colorata del Canada, aperta larga quasi due metri, con le province disegnate in toni vivaci e le città segnalate con i loro nomi in entrambe le lingue. Tra una località e l’altra corre una rete di linee: tratteggiate per la ferrovia, doppie rosse per l’autostrada, gialle per l’aereo, bianche e nere per il traghetto. Ogni tipo di viaggio richiede un mezzo diverso, e lo decidi girando una ruota al centro del tabellone: ti tocca andare in treno? Allora devi muoverti solo lungo le linee ferroviarie.
Quattro giocatori si spostano con piccoli dischetti di plastica — bianco, verde, rosso o giallo — cercando di attraversare il paese da una costa all’altra. Non c’è un vincitore in senso tradizionale: l’obiettivo è completare il percorso, visitare più città possibile e scoprire i luoghi del Canada. Ogni mossa ti porta a incontrare scene quotidiane: pescatori sul fiume, famiglie che scianno, treni che attraversano la prateria.
Accanto al tabellone c’è un libretto di 32 pagine, bilingue, con le regole e curiosità culturali. E poi c’è il disco in vinile: una registrazione a 33 giri con due canzoni in inglese e francese, che raccontano la vita quotidiana del paese — “È nevicato”, “Dove si compra il pane?”, “Il treno parte alle cinque”. È un gioco che non ti chiede di vincere, ma di ascoltare, guardare, muoverti.
Oh! Canada è più di un semplice gioco da tavolo: è un’esperienza sensoriale. Ti fa toccare la mappa con le dita, sentire il rumore del disco che gira sul giradischi, vedere i colori delle province come se fossi lì. È un oggetto delicato, quasi nostalgico, nato per insegnare senza farlo sembrare un dovere. Non è competitivo: è collaborativo, educativo e pieno di calore.
Se lo trovi su una mensola in un mercatino dell’usato, non lasciarlo passare. È un pezzo di storia canadese che ti parla con dolcezza — e forse, senza accorgertene, ti farà venire voglia di partire.
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