Oware è un gioco antico e affascinante, uno dei più diffusi della famiglia Mancala. Nato in Africa occidentale, è considerato il gioco nazionale del Ghana, dove si gioca sui marciapiedi, tra risate, battute e colpi di pugno sul tavolo per enfatizzare la mossa. Non è solo un passatempo: è cultura, socialità e persino didattica, usato dai bambini Asanti per imparare a contare e ragionare con intuito.
Si gioca su una tavoletta di legno intagliato, con dodici buche – sei per giocatore – e semi colorati, spesso i duri e brillanti semi di Bonduc. Ogni turno, un giocatore raccoglie tutti i semi da una delle sue buche e li distribuisce uno alla volta nelle successive, in senso antiorario. La mossa diventa interessante quando l’ultimo seme cade in una buca avversaria con due o tre semi già dentro: quei semi diventano tuoi. E se la sequenza permette più catture consecutive? Le prendi tutte.
L’obiettivo è semplice: accumulare più semi dell’avversario. Ma la vittoria non dipende solo dalla fortuna, bensì da una strategia sottile che richiede anticipazione e controllo del ritmo. Evitare di lasciare l’avversario senza mosse valide o di bloccarti tu stesso è fondamentale.
Oware sembra semplice, ma nasconde profondità. È un gioco equilibrato, senza dadi né carte: solo intelligenza e concentrazione. Le regole sono standardizzate a livello internazionale, ma ogni partita resta un dialogo silenzioso tra due menti che si sfidano con semi e buche. Perfetto per chi ama gli astratti puliti, veloci da giocare e ricchi di storia.
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