Par Fore The Course non è un semplice gioco da tavolo ispirato al golf: è una battaglia strategica mascherata da simula-tore sportivo. Nato nel 1975 su idea di professionisti del golf, questo gioco cattura l’essenza della disciplina — i colpi precisi, le sfide del terreno, la pazienza richiesta — ma aggiunge un twist perverso e divertente: ogni tuo errore è un’opportunità per il tuo avversario di peggiorarlo. Non ti limiti a giocare bene: devi anche sabotare gli altri.
Ogni partita si svolge su un tabellone che riproduce nove buche, ognuna con le sue insidie: bunker, acqua, rough e green perfettamente tracciati. I giocatori, da due a quattro, iniziano con una mano di cinque carte, ciascuna contrassegnata da un numero e un seme. Per muovere la palla dal tee, si lanciano i dadi: due per le buche par 3, tre per le par 4 e 5. Il risultato indica dove atterra il tuo colpo — sulla fairway, nel bunker, nell’acqua o fuori campo. Ma qui non basta saper leggere un dado: devi sapere come rispondere con le carte.
Se la palla finisce in fairway, cerchi di giocare una carta dello stesso seme della posizione. Se ci riesci, procedi senza problemi; se no, potresti ritrovarti in acqua o nel rough per colpa del tuo avversario. E qui sta il cuore del gioco: quando sei in difficoltà e non hai la carta giusta, l’avversario a sinistra può giocare una sua carta per decidere cosa ti accade. Un’altra carta potrebbe spingerti più vicino al green — o mandarti in un bunker ancora più profondo. È un gioco di opportunità e malizia: ogni tuo colpo è una minaccia, ma anche un invito a essere contrattaccato.
L’acqua ti costa un colpo di penalità e ti fa ripartire da uno spazio segnato con la D, dove puoi giocare qualsiasi carta numerata per raggiungere il green. Il bunker richiede un altro lancio di dadi: il risultato ti dice a quanti metri sei dalla buca, tranne se escono due numeri uguali — in quel caso, la tua fortuna dipende da una carta nella tua mano con lo stesso valore. Se finisci fuori campo, devi pagare due colpi di penalità e riprovare. Sul green, invece, tutto si riduce alla precisione: il numero della carta che giochi determina la distanza dalla buca; poi lanci i dadi per vedere se la palla entra o no.
C’è un dettaglio sottile ma cruciale: su ogni buca manca un numero specifico — l’11 sulla 2, il 9 sulla 7, e così via. Se tenti di giocare una carta con quel numero, è come se la palla fosse persa: due colpi di penalità e devi ricominciare da capo.
La vera sfida non sta solo nel fare buche in pochi colpi — anche se il punteggio più basso vince — ma nel gestire le carte, anticipare i movimenti degli avversari e trasformare i loro errori in vantaggi. Un hole-in-one è possibile: basta lanciare due 1 con i dadi e avere l’Asso del seme corrispondente al centro del green. Ma non aspettarti che gli altri ti lascino celebrarlo tranquillo.
Il punteggio si accumula in modo diretto ma implacabile: ogni lancio di dado, ogni carta giocata — anche da chi ti attacca — conta come un colpo. Le penalità si sommano. Alla fine dei nove buchi, chi ha il totale più basso vince. Non è una gara di abilità pura: è un gioco di psicologia, gestione delle risorse e risposta rapida alle avversità.
Par Fore The Course non cerca di riprodurre il golf con realismo. Lo trasforma in qualcosa di più vivace, più crudele, più umano. È come se ogni buca fosse un piccolo campo di battaglia dove la fortuna e l’astuzia si scontrano tra risate e imprecazioni. Se ti piace il golf — o anche solo il caos controllato dei giochi da tavolo — questo è uno dei pochi che ti farà dire: “Ancora una volta?” con un sorriso.
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