Paragon’s New Twentieth Century Skirmish Rules è un gioco da tavolo pensato per chi ama i combattimenti ravvicinati della Seconda Guerra Mondiale, dove ogni soldato conta. Con dieci uomini per schieramento — in scala 54mm o più piccola — puoi simulare scontri tattici tra piccole unità: un gruppo di partigiani che tende un’imboscata a una macchina del comando tedesco, oppure un reparto britannico con un carro Stuart senza torretta e una sezione di fanteria che si scontra contro trincee difese da mitragliatrici e lanciarazzi Panzerfaust. Non serve un esercito enorme: basta qualche figura, alcuni veicoli semplici e la voglia di giocare con realismo ma senza complicazioni inutili.
Ogni soldato è identificato da un numero sulla base, per non confonderlo con gli altri e per ricordarti che se si allontana più di venti centimetri dal suo gruppo, ha disertato. Le ferite non sono solo colpi di pistola: sono limitazioni reali. Un uomo ferito può ancora muoversi, ma con difficoltà; potrebbe non sparare bene o addirittura restare fuori combattimento fino al prossimo scontro, se giochi una campagna. La quantità di munizioni è limitata — e questo cambia tutto: un soldato che esaurisce i colpi deve cercare copertura, recuperare armi dai compagni caduti o fuggire. Non c’è magia, non ci sono supereroi come John Wayne: qui la vita è fragile.
Le regole base sono semplici da imparare, ma puoi aggiungere dettagli più realistici man mano che ti abitui al gioco. Puoi usare figure Airfix o Britains — resistenti e facili da trovare — oppure modelli in plastica se preferisci. Le distanze si adattano facilmente: dimezzale per la scala 25mm, riduci a un decimo per i miniaturisti estremi che giocano in una scatola di scarpe. Non serve un sistema punti perfetto: l’importante è che chi attacca un bunker o una casa difesa abbia almeno il doppio degli uomini rispetto ai difensori, per dare equilibrio.
Ciò che rende questo gioco speciale è la sua flessibilità. Puoi organizzare un raid notturno con due sezioni di partigiani contro un convoglio tedesco, oppure una ritirata sotto fuoco in mezzo a un paese distrutto. Le combinazioni sono infinite e non richiedono investimenti costosi: basta qualche scatola di figure, un tavolo e la fantasia. Non è un gioco da collezionisti, ma per chi vuole vivere piccole storie di guerra — umane, incerte, decisive — con pochi pezzi e tanta tensione. E ogni partita finisce con qualcosa che non ti aspettavi: un soldato che salva il compagno, una mitragliatrice silenziata da un lanciarazzi improvvisato, o semplicemente la corsa disperata verso la copertura prima che arrivi l’artiglieria.
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