Nel 1787, mentre i padri fondatori si riunivano per ratificare la Costituzione americana, ogni stato aveva un voto decisivo: chi riusciva a convincerli di più diventava presidente. Perfect Union ti porta in quel momento storico, dove il potere non sta nelle armi ma nell’influenza.
Ogni round, scegli una carta dalla tua mano e piazza i tuoi sostenitori nei tredici stati, cercando di accumulare più consensi possibile. Le carte sono limitate e devono essere tutte diverse: ogni mossa conta, ogni scelta ha un prezzo. Alcune ti permettono di spostare gli alleati già posizionati, costringendoti a pianificare in anticipo.
Al termine del gioco, ogni stato assegna i suoi voti al giocatore con più supporto: se c’è un pareggio, quel territorio resta neutro. Per vincere servono almeno 22 voti elettorali; se nessuno li raggiunge, il giocatore in fondo alla classifica perde tutti i suoi pezzi e si ricalcola tutto.
Il gioco è si spiega in due minuti ma pieno di tensione tattica: non basta essere aggressivi, devi leggere gli avversari, anticipare le mosse e sfruttare al meglio la tua mano ridotta. Con 3 a 6 giocatori, Perfect Union trasforma il dibattito politico in un equilibrio di potere silenzioso, dove ogni voto è una battaglia da vincere con intelligenza, non con forza.
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