Nel cuore di una città distrutta, dove i grattacieli ridotti in macerie si ergono come monumenti a un passato perduto, si svolge lo spettacolo più crudele e affascinante del futuro: Pike: City Arena. Qui, quattro squadre di combattenti guidano enormi macchine da guerra chiamate FENRIR — armature umanoidi controllate a distanza, non robotiche ma pilotate da esseri umani — in una lotta senza quartiere per la gloria televisiva. Non si tratta di guerra reale: è intrattenimento. E il pubblico vuole sangue, caos e spettacolo.
Ogni giocatore assume il ruolo di un capo squadra, scegliendo uno dei quattro ordini combattenti che hanno fatto della violenza uno stile di vita. Con una mappa a scacchiera che riproduce i ruderi di Harmony, la vecchia capitale annientata da una guerra civile, si muovono le FENRIR: avanzano con misurazioni precise, cercano linee di vista per colpire, e lanciano dadi per determinare l’effetto dei loro attacchi. Ogni mossa richiede strategia: nascondersi dietro un muro frantumato, sfruttare il terreno a proprio vantaggio, o sfidare apertamente l’avversario con una carica devastante. Non c’è spazio per la fortuna pura — solo abilità nel leggere lo scenario e nell’usare i dadi al momento giusto.
L’obiettivo non è semplicemente eliminare gli altri: bisogna farlo in modo spettacolare. I punti si guadagnano non solo per aver distrutto un’avversario, ma anche per aver colpito in posizioni audaci, per aver coinvolto il pubblico con manovre teatrali e per aver creato caos su larga scala. Il vincitore è chi riesce a combinare la superiorità tattica con l’arte dello spettacolo: un colpo perfetto che fa crollare una torre sull’avversario, o una fuga disperata tra rovine incendiate, immortalate dalle telecamere nascoste tra i detriti. Chi si limita a uccidere senza stile perde il consenso — e con esso, la vittoria.
Pike: City Arena non è un gioco di guerra tradizionale. È un teatro di violenza controllata, dove ogni giocatore diventa regista, attore e spettatore allo stesso tempo. Le meccaniche semplici — dadi, misurazioni, linee di vista — nascondono una profondità strategica che si sviluppa con ogni partita. La mappa cambia a seconda delle rovine utilizzate, le squadre hanno stili diversi, e il bisogno di intrattenere costringe a prendere rischi che la logica pura non giustificherebbe. È un gioco per chi ama l’azione, ma anche per chi apprezza il teatro della sopravvivenza: dove ogni mossa è una scena, e ogni vittoria, uno show da trasmettere in diretta.
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