È un gioco da tavolo profondo ma ben strutturato, pensato per chi vuole vivere il conflitto con precisione storica e senza rinunciare alla tensione tattica.
Il campo di battaglia si estende su una mappa a esagoni dove ogni hex rappresenta 350 yard: foreste fitte, paludi e strade strette limitano i movimenti, costringendo a scelte difficili. Il giocatore confederato deve ritirarsi con ordine, sfruttando il terreno per rallentare l’avanzata nemica; quello federale, invece, cerca di imporre la propria superiorità numerica e logistica. Ogni turno copre mezz’ora di combattimento reale, e le decisioni contano: la mancanza di munizioni può disarmare un intero reparto, i ponti distrutti bloccano le colonne, e l’artiglieria navale cambia il corso delle battaglie.
Il gioco offre due livelli di complessità. La versione base è diretta: avanzare, combattere, resistere. La versione avanzata aggiunge dettagli realistici come movimento nascosto, trincee, maree che bloccano le navi e posizioni di sbarco alternative. Le unità sono rappresentate con cura — dai cannoni da campo alle squadre di ingegneri — e ogni pezzo ha un ruolo preciso nel sistema di combattimento, dove il fuoco precede sempre la carica.
Realizzato da uno storico esperto degli scontri locali, Pocotaligo non è solo un simulatore accurato: è un gioco che ti fa sentire il peso delle decisioni. Le regole sono ben organizzate, gli aiuti di gioco chiari, e ogni partita diventa una storia diversa, scritta tra fumo, paludi e la voce del comandante che ordina: “Avanti”. Non serve essere un esperto per iniziare. Basta voler capire cosa significò combattere su quel terreno.
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