Nel luglio del 1943, oltre millequattrocento mezzi corazzati si scontrarono in un’area di pochi chilometri quadrati, tra i campi e le colline intorno al paese di Prochorovka. È qui che la offensiva tedesca Zitadelle incontrò la resistenza più feroce dell’Armata Rossa: una battaglia senza quartiere, combattuta a distanza ravvicinata, tra polvere, fuoco e silenzi interrotti solo dal rombo dei motori.
Il gioco replica questa lotta con un sistema diretto ma efficace. Ogni esagono rappresenta 400 metri, ogni turno un’ora di combattimento. I reparti sono battaglioni tedeschi e reggimenti sovietici, bilanciati per dimensione e potenza, pronti a muoversi e ingaggiare in una danza mortale tra tiri diretti e manovre d’assalto. Il dado decide l’esito degli scontri: non c’è fortuna casuale, ma incertezza reale, come nella battaglia vera.
L’obiettivo? Spingere oltre la linea nemica, distruggere unità critiche e mantenere il controllo del terreno. I tedeschi devono rompere le difese sovietiche prima che l’intero fronte si consolidi; i russi devono resistere, anche a costo di perdere posizioni, per negare ogni avanzamento decisivo.
Prochorovka non è un gioco da tavolo complesso, ma offre una tensione costante. Le unità sono poche, le distanze ridotte, e ogni mossa conta. La battaglia si consuma in un’unica giornata intensa: l’11 luglio 1943. Eppure, anche dopo ore di combattimento, la vittoria resta incerta. Nessuno dei due schieramenti riesce a piegare l’avversario del tutto. È proprio questa ambiguità, questo equilibrio fragile tra sconfitta e sopravvivenza, che rende il gioco così autentico.
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