Quazar è un epico scontro interstellare tra l’umanità e una minaccia aliena che non conosce pietà: cloni, robot e creature spaziali si muovono in un’unica galassia, divisa in quattro grandi mappe che insieme formano un campo di battaglia vasto come un tavolo da biliardo. Due giocatori si affrontano: uno difende la Terra e le sue colonie con armi avanzate e scudi planetari; l’altro guida l’invasione X-Con, capace di inghiottire navi umane con mostri viventi che vagano tra le stelle.
Il gioco si svolge su una griglia esagonale, dove ogni unità consuma punti movimento per spostarsi e combattere. Le battaglie sono complesse ma coerenti: si lanciano i dadi, si consultano tabelle di risultato con nomi dall’aria misteriosa — come “Interazione Violenta e Reazione Adattiva” o “Esito Probabilistico Sistemizzato dello Spazio” — e si decidono gli esiti in una danza tra casualità e pianificazione. Ogni fazione ha armi segrete da rivelare al momento giusto, e le regole, pur dettagliate, non sono mai arbitrarie: solo un po’ volutamente arcane, come se fossero scritte da un tecnico alieno che crede ancora nella magia della logica.
Con 840 pedine e una quantità di componenti che sembra uscita da un laboratorio militare del futuro, Quazar non è un gioco veloce né semplice. Ma per chi ama immergersi in guerre su larga scala, dove ogni mossa conta e l’atmosfera sci-fi si fonde con la profondità strategica, è ancora oggi una pietra miliare.
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