Round the World, uscito nel 1873 per celebrare l’entusiasmo intorno al romanzo *Viaggio intorno al mondo in ottanta giorni*, è un gioco da tavolo che trasforma il viaggio di Phileas Fogg in una corsa marittima tra continenti, dove ogni giorno conta più della velocità. Prodotto da Milton Bradley, non è un semplice gioco di movimento: qui si vince non chi arriva per primo al traguardo, ma chi compie l’intero percorso nel minor numero di giorni possibile.
Il tabellone forma una spirale di 93 caselle che ripercorre la rotta da New York all’Equatore, attraverso Rio de Janeiro e il Capo Horn, fino a San Francisco, le isole Sandwich, Hong Kong, l’arcipelago indonesiano, Mauritius, il Capo di Buona Speranza, Sant’Elena e infine il ritorno. Ogni casella può far avanzare o retrocedere i giocatori, ma molte aggiungono giorni di penalità: una tempesta, un vento contrario, un’attesa in porto. I giocatori seguono il loro progresso con una scheda personale dotata di due quadranti: uno per contare fino a 50 giorni, l’altro per le decine di cinquanta, fino a un massimo di 450. Ogni volta che si gira il teetotum — un dado a cinque facce tipico dell’epoca — ogni punto corrisponde a un giorno trascorso, più quelli accumulati dalle penalità.
La scheda ha anche una “tavola dei record” dove annotare i giorni spesi in ciascuna tappa: un dettaglio che rende il viaggio tangibile, quasi come un diario di bordo. Il tabellone è avvolto intorno alle schede come un mantello, e l’intera scatola contiene una mappa globale stampata con cura, che mostra la rotta seguita.
Nonostante sia possibile completare il viaggio in 76 giorni con una serie perfetta di lanci, è raro arrivare così vicini al record. Qui si vince non con l’impeto, ma con la pazienza: ogni ritardo pesa, e ogni giorno guadagnato è una piccola vittoria. Un gioco che trasforma il caso in un racconto lento, meticoloso, di navigazione tra venti, onde e calendari.
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