Immagina una fiera post-apocalittica dove inventori folli costruiscono robot con pezzi di ferraglia, ogni componente scelto con cura per bilanciare potenza, resistenza e astuzia. Non si tratta solo di vincere: è capire quando fermarsi prima che il tuo capolavoro venga ridotto a un ammasso di lamiere.
Ogni giocatore inizia con sette pezzi di scarto da cui costruire i propri robot. Durante il proprio turno, puoi pescare una nuova parte dal mazzo o sostituire una che hai in mano con una visibile sul tavolo; assemblare un nuovo robot; aggiungere componenti a uno già in gioco per aumentarne il valore; oppure ritirarlo in sicurezza, bloccando i punti vittoria accumulati. I robot possono ospitare fino a quattro tessere di punteggio, ciascuna da 1 a 3 punti, e più sono ben costruiti — con una buona combinazione di parti — più valgono. Ma attenzione: ogni punto guadagnato è a rischio. Se un robot viene distrutto in battaglia, i suoi punti vanno persi.
Il gioco finisce quando l’ultimo pezzo di scarto viene preso dal tavolo. Man mano che il numero di componenti diminuisce, la tensione sale: chi ha costruito una macchina potente diventa un bersaglio per tutti. Ecco dove nasce la vera sfida: non sempre il robot più forte vince. Talvolta è meglio rimanere nell’ombra, accumulare punti lentamente e aspettare che gli altri si distruggano a vicenda. Ogni decisione conta — quando costruire, quando rinforzare, quando ritirarsi — perché ogni pezzo ha un costo in opportunità.
Scrapyard Wars non è solo una battaglia tra macchine: è un gioco di equilibrio tra ambizione e prudenza, tra il desiderio di massimizzare i punti e la paura di perdere tutto. È per chi ama costruire, ma anche per chi sa quando lasciare andare. Due o sei giocatori, sessanta minuti di tensione calcolata, e tanti robot che non sanno ancora di essere destinati a morire — ma che, per un attimo, hanno fatto qualcosa di straordinario: sono stati vivi.
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