Sea Diver è un gioco che sembra uscito da un sogno: una bottiglia di plastica piena d’acqua, sassolini e piccoli tesori sottomarini, dove un campanello di vetro scende e risale al tuo comando. Basta schiacciare il contenitore per farlo affondare, rilasciare la pressione perché risalga — come se l’aria fosse un filo invisibile che lo tira verso la superficie. È meccanica pura, antica, quella di Descartes, ma qui diventa magia da tavolo.
Ogni giocatore ha il turno per guidare il campanello con le mani, usando l’effetto della pressione per raccogliere oggetti: l’ancora, il cannone, la pistola, il sestante e la lanterna. Devono essere presi nell’ordine giusto, uno alla volta, come se stessi esplorando un relitto vero. Chi finisce per primo vince. Oppure si può giocare a “Lancia l’ancora”: porti l’ancora in cima alla bottiglia, la lasci cadere e cerchi di afferrarla prima che tocchi il fondo. Un punto per ogni tentativo riuscito, dieci turni totali, chi ne fa di più vince.
Non è un gioco da strategia né da memoria: è fisico, istintivo, quasi terapeutico. Il rumore dell’acqua che si muove, il movimento lento dei tesori che fluttuano, la concentrazione silenziosa mentre cerchi di controllare qualcosa che non puoi toccare direttamente. È un gioco da giocare con le mani, non solo con la testa — perfetto per chi cerca una pausa leggera, divertente e un po’ misteriosa. Un piccolo mondo sottomarino che ti chiede di respirare insieme a lui.
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