Sharpsburg è un gioco che riporta alla vita uno dei momenti più cruenti della Guerra Civile Americana: la battaglia di Antietam, nel settembre 1862. Qui, in un solo giorno, migliaia di uomini si scontrarono tra i campi di granturco, le siepi e i boschi del Maryland, in una lotta per il controllo di ogni metro di terreno.
Ogni esagono rappresenta 100 yard, ogni turno 15 minuti. I reparti hanno un orientamento preciso, possono formare linee flessibili e reagire alle condizioni del campo: un colpo d’artiglieria può mandare in panico le api di un alveare, una scarica di fucileria può ridurre il granturco a stoppie. La gestione della morale è centrale: unità che subiscono pressioni possono cercare riparo, diventare scosse o fuggire in disordine, e la loro reazione dipende da un sistema di valutazioni dettagliato, con punteggi che vanno dal 11 al 66. Il comando non è automatico: quanto più un reparto è lontano dal suo capo, tanto meno può muoversi o combattere efficacemente. Muoversi troppo durante il proprio turno riduce la capacità di fuoco quando arriva il momento del nemico; se si supera il limite massimo, non si potrà sparare affatto.
La mappa include 21 tipi diversi di terreno, ogni unità ha caratteristiche precise e le regole sono scritte con un’attenzione quasi maniacale alla storia. Non è un gioco per principianti: richiede pazienza, attenzione ai dettagli e una certa familiarità con i wargame tattici. Ma chi lo affronta trova un mondo che respira, dove ogni decisione ha peso, ogni movimento può cambiare il corso di un’ora cruciale della battaglia. Fu uno dei primi giochi a trattare la guerra del XIX secolo con tale profondità, e ancora oggi conserva una reputazione tra i più rigorosi mai realizzati per quel periodo. Non è perfetto, ma è autentico. E in un’epoca di semplificazioni, questo lo rende prezioso.
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