Sir Hinkle Funny-Duster è un gioco da tavolo dal sapore antico e pazzo, nato nel 1903 come una farsa elegante tra amici. Si gioca con un mazzo di venti carte, divise in quattro famiglie: i Funny-Duster, il maggiordomo, il cacciatore e il giardiniere. Ogni famiglia ha cinque membri — padre, madre, figlio, figlia e un simbolo caratteristico — e l’obiettivo non è accumulare punti, ma essere l’ultimo a posare la propria intera collezione sul tavolo.
Le carte vengono mescolate e distribuite equamente tra i giocatori. A turno, ognuno può chiedere a un altro un determinato membro di famiglia: se lo ha, deve consegnarlo senza fiatare. Se invece non ce l’ha, il turno passa al prossimo. Ma qui entra in gioco la vera magia del gioco: ogni volta che ricevi una carta, devi dire “Grazie”. Se dimentichi di farlo — e succede spesso per distrazione o malizia — il primo a gridare “Duster!” si prende tutte le tue carte. E non finisce qui: chi ha appena raccolto quelle carte deve subito ringraziare, altrimenti rischia la stessa sorte.
Chi perde tutte le carte diventa un “fantasma”: nessuno può parlargli, né dargli altre carte. Ma se qualcuno gli rivolge la parola? Ancora una volta, chi grida “Duster!” si impadronisce delle carte di colui che ha parlato al fantasma — e così via, in un circolo di cortesie rotte e ritorsioni sonore.
Il gioco non vince per punti, ma per sopravvivenza: l’ultimo a completare una famiglia intera trionfa. È un ballo di maniere, silenzi e urla improvvisate, dove la buona educazione è armata e il riso nasce da un semplice “grazie” dimenticato. Non serve strategia complessa: basta memoria, occhi aperti e una voce pronta a gridare “Duster!” al momento giusto.
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