Ogni giocatore riceve sei carte, ognuna raffigurante un antenato con nome, origine europea e un legame familiare da rispettare. Il tabellone si costruisce piano piano: inizia con i primi immigrati arrivati nell’Ottocento e via via si espande verso le generazioni successive, fino a Emily e Jacob, due fratelli che vivono nel 2005.
Durante il tuo turno, devi posare una carta che si colleghi correttamente alla famiglia già in gioco: un padre, una madre, un coniuge. Se non hai la carta giusta, ne peschi una nuova dalla pila. Il flusso è diretto ma coinvolgente: ogni mossa aggiunge pezzi a un albero genealogico sempre più ricco e complesso.
Non c’è un vincitore in senso tradizionale. L’obiettivo è completare l’albero, scoprendo come 62 antenati hanno contribuito a far nascere la generazione attuale. Lungo il percorso, impari nomi comuni di origine europea, riconosci abiti tradizionali e località da cui provenivano i migranti. È un viaggio silenzioso ma potente: non si tratta solo di giocare a posare carte, ma di capire quanto del nostro passato sia racchiuso nei volti e nei nomi dei nostri antenati.
Adatto a bambini e adulti, Six Generations trasforma la storia in un gioco da tavolo che si gusta insieme, con calma e curiosità.
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