Sologames è un libro-gioco per una sola persona, nato nel 1982 da un’idea di H. David Jackson, programmatore e appassionato di giochi fin dai tempi in cui i computer erano ancora macchine misteriose. Non ha tavoli, pezzi o dadi: solo carta, matita e la tua testa. Dodici avventure indipendenti ti aspettano, ciascuna una sfida da risolvere con logica, attenzione e un po’ di fortuna.
Ogni gioco si svolge su una griglia esagonale disegnata sulle pagine del libro. Tu sei l’unica figura in azione: guidi un’auto da rally attraverso strade pericolose, comandi un carro armato contro panzer nemici, o cerchi di salvare una principessa rapita da un orco. Non ci sono avversari reali, ma ogni sfida ha regole precise che simulano il comportamento dei tuoi oppositori: l’orco si muove in modo imprevedibile, i kamikaze attaccano secondo schemi fissi, la bomba sul sottomarino conta alla rovescia. Tu devi anticipare le mosse, pianificare percorsi, evitare trappole e fare scelte che possono portarti alla vittoria… o alla fine del gioco.
L’obiettivo cambia da avventura a avventura: arrivare per primo al traguardo senza schiantarti, disarmare la bomba prima dello scoppio, raggiungere la principessa e tornare indietro sano e salvo. Alcune partite si vincono semplicemente sopravvivendo; altre richiedono di completare un percorso in meno mosse possibile. Non c’è punteggio, ma una sensazione chiara: hai vinto se riesci a risolvere il problema senza cadere nelle trappole nascoste tra le righe del libro.
Cosa rende Sologames speciale? È un gioco che ti coinvolge come un romanzo interattivo, ma con la precisione di un puzzle. Non devi leggere una storia: la costruisci tu, mossa dopo mossa, con la matita che traccia il tuo cammino sulla carta. Ti ritrovi a calcolare distanze su mappe ridotte, a immaginare l’ansia di un pilota in una corsa senza pietà, o il silenzio teso di un soldato che avanza verso un compagno ferito sotto il fuoco nemico. È tutto molto semplice: niente regole complesse, niente memorizzare tabelloni. Ma proprio per questo, ogni partita diventa una piccola sfida mentale, quasi meditativa.
Non è un gioco da vincere in fretta. È fatto per essere giocato a pezzi: una avventura al giorno, magari durante la pausa caffè o prima di addormentarsi. Non ti chiede di essere un esperto di wargame né un appassionato di fantasy. Ti chiede solo di prendere carta e matita, respirare profondo, e cominciare a muovere il tuo segno sulla griglia. E quando finalmente riesci ad arrivare in fondo senza fallire? Quel silenzio che segue la tua ultima mossa… è una vittoria tutta tua.
Sologames non ha grafica spettacolare, né suoni o luci. Ma ha qualcosa di più raro: l’essenza pura del gioco da tavolo, ridotta alla sua forma più intima e personale. Un libro che ti parla sottovoce, e aspetta solo che tu rispondi con una matita in mano.
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