Spies è un gioco di deduzione in cui sei uno spia che deve scoprire il percorso segreto di un altro giocatore. Niente dialoghi, niente carte aperte: solo intuizioni, indizi e una mappa silenziosa da decifrare.
Ogni giocatore riceve una scheda personale con il tragitto di uno spia: parte da un’ambasciata, attraversa 12 punti della città, passa per l’Ufficio dei Servizi Segreti e viene catturato. Il tutto in un labirinto invisibile, disegnato su una griglia con 47 posizioni numerate. La tua scheda è nascosta; quella del giocatore alla tua sinistra è il tuo obiettivo.
Al tuo turno, puoi chiedere informazioni su uno dei punti della mappa. Lo fai pescando una carta numero dal mazzo o dichiarando il valore della carta in cima al mucchio degli scarti. Oppure usi un occhiale da spia: ti permette di interrogare qualsiasi punto, ma ne hai solo 10. Chi ha la scheda nascosta risponde con tre possibili verità: “Confermato” se il punto è esattamente sul percorso, “Testimoniato” se è vicino e visibile dal tragitto, o “Nessun avvistamento” altrimenti. Segni ogni indizio su una scheda di rilevazione, costruendo poco a poco la mappa mentale del percorso.
Non puoi chiedere tutto: devi scegliere con attenzione. Ogni risposta ti avvicina o ti allontana dalla verità. E quando pensi di aver capito il tragitto completo — dall’ambasciata alla cattura, in sequenza corretta — puoi dichiarare la tua soluzione. Se è esatta, vinci. Ma attenzione: se sbagli, non potrai più tentare per tutta la partita.
Spies non ha fortuna, solo logica e memoria. È veloce, silenzioso, e ti costringe a pensare come un investigatore. Non serve un tavolo grande né materiali complessi: basta carta, matita e una mente attenta. Perfetto per chi ama i giochi che non gridano la loro intelligenza ma la nascondono in ogni domanda sussurrata.
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