Nel 506 a.C., Sun Tzu guidò le sue truppe lungo il fiume Hwai, in un momento cruciale della storia cinese: era in netta inferiorità numerica, circondato da eserciti nemici che occupavano le alture. La sua vittoria non venne dai numeri, ma dalla strategia. Ecco cosa diventa il gioco: una partita di inganno, tempismo e controllo del territorio tra due grandi comandanti.
Tu sei Sun Tzu o il re Shao, e in nove turni cerchi di piegare l’avversario senza mai scontrarti frontalmente. Ogni turno piazzi segretamente delle carte su province diverse: alcune sono truppe da schierare, altre azioni speciali che possono ribaltare la situazione. Poi, rivelate le carte provincia per provincia: chi ha giocato il valore più alto controlla quel territorio, ma una carta speciale può annullare tutto. Le risorse sono limitate e ogni carta si usa una sola volta — scegliere quando giocarla è la vera sfida.
Il tabellone centrale mostra un traguardo di punteggio: al centro, il punto neutro. Ogni provincia controllata sposta la pedina verso uno dei due lati. Non serve conquistare tutto: basta arrivare per primi all’estremità del tuo lato, oppure accumulare più punti dopo nove turni. È un gioco di tensione continua, dove ogni mossa può sembrare minacciosa finché non viene rivelata la carta nascosta dell’avversario.
Il fascino sta nella danza tra attesa e sorpresa: devi indovinare cosa farà l’altro, senza poter controllare tutto. Le meccaniche sono semplici — carte, aree, confronto di valori — ma la profondità emerge dal dover bilanciare aggressività e pazienza. Non è un gioco da guerra brutale: è una partita a scacchi con l’incertezza delle carte, dove il vincitore non è chi ha più soldati, ma chi sa muoversi al momento giusto.
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