Nel cuore del deserto, dove ogni duna nasconde un’opportunità e ogni carovana può cambiare il corso della guerra. In Targui, due o quattro contendenti lottano per controllare i territori più ricchi di una landa arida e mutevole, costruendo il proprio impero con cammelli, strategia e alleanze instabili.
Il tabellone non è fisso: ogni partita si svolge su un mosaico di tessere casuali che rappresentano diversi tipi di terreno, ciascuno con un valore economico da zero a cinque. Al centro spunta una miniera di sale, cuore pulsante della competizione. Ogni giocatore parte da un villaggio posizionato sul bordo e con pochi cammelli e qualche moneta in tasca. Durante il proprio turno, muovi i tuoi cammelli per espanderti, conquistare terreni e bloccare gli avversari — ma attento: non basta avere più truppe, bisogna controllare le zone più preziose.
Il vero vincitore non è chi accumula più denaro o bestie, ma colui che riesce a dominare la maggiore quantità di valore economico. E qui entra in gioco il vero segreto del gioco: l’ordine dei turni cambia ogni round, creando alleanze improvvisate e tradimenti rapidi. Un momento sei alleato, quello dopo ti trovi circondato.
Targui non è un gioco veloce — una partita completa richiede circa tre ore — ma la sua semplicità meccanica nasconde una profondità strategica che appassiona chi ama i giochi di conquista leggeri, come Risk, con quel tocco di imprevedibilità che rende ogni partita diversa. Se ti piace pensare due passi avanti e sfruttare il caos degli altri, questo è il tuo deserto.
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