Nella guerra più aspra e meno raccontata dell’impero britannico: la Seconda Guerra dei Boeri, che infiammò le pianure del Sud Africa tra il 1899 e il 1902. Questo gioco da tavolo ti porta sul campo di battaglia con una mappa dettagliata che abbraccia tutto il teatro operativo — dal Capo di Buona Speranza fino alle frontiere del Rhodesia, tra porti vitali, ferrovie e terreni impervi. Ogni esagono racconta un pezzo di storia: colline da difendere, fiumi da attraversare, miniere d’oro da controllare.
Due giocatori si contendono il controllo del territorio: uno guida i Boeri, guerriglieri agili e tenaci a cavallo, armati di fucili e guidati dalla conoscenza del terreno; l’altro comanda le truppe britanniche, numerose ma lentamente mobilitate, con brigate di fanteria, cavalleria e guarnigioni da schierare in punti strategici. Le pedine sono semplici ma evocative: cavalieri boeri che sparano al galoppo, scudi dei nativi, cannoni da fortino, bandiere di comando e i preziosi barili d’oro — il cuore economico della guerra.
Il ritmo del gioco è guidato da un sistema unico di posizionamento delle bandierine. Ogni turno, entrambi i giocatori piazzano sei bandierine numerate sulla mappa, una alla volta o simultaneamente se preferiscono pianificare in anticipo. Queste diventano i punti di riferimento per il movimento: dopo averle posizionate, si muovono le unità vicino a ciascuna bandierina, in ordine crescente. Le truppe devono fermarsi se entrano nel raggio di un nemico — e qui scatta la battaglia.
Il combattimento è diretto ma crudele: si calcolano i rapporti di forza tra le unità coinvolte, si lancia un dado a sei facce, e il risultato determina quante perdite subiranno entrambi i contendenti. I Boeri hanno una via d’uscita: possono ritirarsi invece di perdere pezzi, purché abbiano spazio per fuggire senza avvicinarsi ai britannici o ai nativi. Ma le miniere d’oro non scappano — se catturate, diventano un vantaggio decisivo.
La guerra può durare quindici turni, con la vittoria assegnata a chi controlla più centri economici alla fine; oppure si può prolungarla fino ai trentasei turni, dove l’obiettivo diventa la totale distruzione dell’avversario. Se anche un solo boero sopravvive all’ultimo turno, vince lui.
Il gioco non idealizza nessuno: i britannici sono potenti ma rigidi; i Boeri sono flessibili ma vulnerabili alle carenze di rifornimenti. Le ferrovie diventano linee vitali da difendere o sabotare, le rotte marittime permettono rinforzi dall’oltremare, e i nativi — spesso ignorati nella storia — sono pezzi ambigui che possono essere reclutati o temuti.
Con una mappa di 16 pollici per 11, un set di pedine ben dettagliate e due dadi, The Great Boer War non è solo un wargame: è un’esperienza tattica dove la logistica pesa quanto il coraggio. Non serve essere esperti per iniziare — basta voler capire come una guerra combattuta con fucili a ripetizione e cavalli possa cambiare il destino di un continente.
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