The Man in the Moon è un gioco di strategia pura, semplice nell’aspetto ma profondo nel suo svolgimento. Su una griglia 5x5, due giocatori si sfidano per evitare di diventare l’unico superstite: chi rimane con un solo pedone, infatti, è costretto a indossare il ruolo del “Uomo sulla Luna”, e perde.
La partita inizia con la posa dei pezzi. Ognuno ha dodici pedine, di colore diverso, da piazzare alternativamente su qualsiasi casella tranne quella centrale, che resta vuota fino alla fine della fase iniziale. Quando tutte le ventiquattro pedine sono sul tavolo, la vera battaglia comincia: il primo giocatore muove una sua pedina verso il centro, e da quel momento i turni si alternano con movimenti ortogonali — su, giù, destra, sinistra — mai in diagonale.
La cattura avviene solo dopo la posa dei pezzi: quando un giocatore muove una sua pedina in modo da chiudere uno o più pedoni avversari tra due suoi, questi vengono rimossi dal tabellone. Non conta se i pedoni sono intrappolati durante la fase di posizionamento; solo i movimenti successivi possono generare catture. E non basta che un pezzo sia circondato: deve essere bloccato direttamente da due avversari, senza spazi vuoti in mezzo.
Se un giocatore rimane bloccato — tutte le sue pedine circondate e impossibilitate a muoversi — l’avversario continua a muovere finché non si libera una via. Allora il turno torna al giocatore intrappolato, come se nulla fosse successo.
La vittoria è netta: chi riesce a ridurre l’avversario a un’unica pedina vince. Quell’ultimo pezzo rimasto sulla scacchiera diventa l’Uomo sulla Luna — simbolo di sconfitta, non di gloria. È una battaglia silenziosa, dove ogni mossa conta, e il centro della griglia è la chiave per il controllo, ma anche un tranello da evitare.
Il gioco è breve, elegante, e perfetto per chi ama le strategie pulite senza fortuna. Un classico dimenticato che merita di essere riscoperto.
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