The PBX Game è un gioco da tavolo che trasforma la corruzione politica in una satira elegante e mordace. Ambientato nella Danimarca degli anni 2000, ti cala nei panni di un sindaco più interessato a sprecare soldi pubblici che a migliorare la città. Non sei qui per guadagnare consensi: sei qui per bruciare 250 milioni di corone danesi prima che qualcuno te le tolga.
La partita si svolge su una mappa che riproduce i luoghi simbolo del potere locale: uffici, ristoranti eleganti, aeroporti e centri congressuali. Ogni turno muovi la tua macchina da sindaco lungo il percorso, pescando carte che ti ordinano di spendere in modi sempre più assurdi: regali costosissimi a imprenditori amici, cene con colleghi politici per mantenere l’alleanza, viaggi “di ricerca” all’estero dove il vero obiettivo è bere vino da oltre diecimila euro la bottiglia. Ogni spesa ti avvicina alla vittoria… ma attenzione: i tuoi alleati possono dimenticare i favori ricevuti, e le tue azioni potrebbero finire sui giornali.
Il gioco non è un’opera di denuncia, ma una commedia nera giocata con leggerezza. Le carte sono ispirate a fatti realmente accaduti — il sindaco di Farum, in Danimarca, fu davvero coinvolto in uno scandalo simile — ma tutto viene esagerato fino al grottesco, per far ridere senza offendere. I tuoi avversari non sono altri giocatori che ti attaccano apertamente: sono le circostanze stesse. Una richiesta di audit dal governo, un’indagine della stampa o una semplice vacanza obbligata possono bloccarti all’improvviso, costringendoti a fermare la tua corsa al dispendio.
Vinci se riesci a spendere tutto il denaro prima che ti venga tolto l’incarico. Ma non è facile: ogni spesa ha un rischio. Un regalo troppo costoso potrebbe essere restituito, una cena con troppi invitati potrebbe diventare un caso mediatico. E se la polizia fiscale bussa alla tua porta? La partita si ferma. Non hai più tempo. Hai fallito.
Il successo di The PBX Game fu clamoroso: vendette 12.000 copie in sei settimane, senza pubblicità. I giornali ne parlarono come di un fenomeno culturale. Due sindaci reali comparvero in tv a giocarci e recensirlo. La televisione nazionale lo scelse come regalo di Natale dell’anno. Era la prima volta che un gioco da tavolo diventava uno specchio satirico della politica reale, senza essere didascalico o moralista.
Non è un gioco per chi cerca strategie complesse o gestione delle risorse. È per chi ride di ciò che non dovrebbe far ridere — e lo fa con classe. Ti mette davanti a una domanda fastidiosa: quanto si può sprecare prima che qualcuno dica basta? E se nessuno dice niente, forse è perché tutti stanno facendo la stessa cosa. Il gioco non ti condanna. Ti osserva. E poi ti passa un’altra carta da giocare.
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