The Peculiar Game of My Wife and I

(1888)

Nel 1888, un gioco apparentemente diretto ma pieno di charme faceva divertire famiglie e bambini attorno al tavolo: The Peculiar Game of My Wife and I. Non era un gioco di strategia o fortuna, ma una danza di parole assurde, dove l’umorismo nasceva dall’inatteso. Ogni partita si svolge con una breve storia stampata su carta, piena di spazi vuoti — nomi, oggetti, azioni — da riempire con carte estratte a caso. Un giocatore legge ad alta voce la trama, e quando incontra un buco, il giocatore alla sua sinistra piazza una carta scelta tra quelle in mano. Il risultato? Una storia che si trasforma in un capolavoro di nonsense: “Mia moglie ha comprato un elefante per il tè delle cinque” o “Il postino danzava con la zuppa di pesce”. Non c’è vincitore, non ci sono punti. Il successo è nel riso che si diffonde attorno al tavolo, nell’assurdità che cresce con ogni nuova carta. Questo gioco era un classico dell’epoca, prodotto da diversi editori con titoli differenti ma lo stesso spirito: una variante popolare di giochi come gli anagrammi o i primi antenati dei Mad Libs. Ideale per feste, riunioni familiari o serate d’inverno, non richiede competenze particolari — solo un po’ di immaginazione e la voglia di ridere insieme. Le carte sono piccole, i testi brevi, ma l’effetto è duraturo: una memoria collettiva di momenti sciocchi e meravigliosi.

  • Giocatori: 2
  • Complessità: (3.00)
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