Immagina di essere un manager planetario, incaricato di guidare un mondo intero. Non si tratta di conquistare territori o sconfiggere nemici: qui il tuo compito è più sottile, più profondo. Devi bilanciare la sopravvivenza di una popolazione con la salute del pianeta che la ospita, e farlo con risorse limitate e incertezze costanti. Questo è *The Planet Management Game*, un gioco da tavolo del 1971 che sembra uscito da un romanzo di fantascienza degli anni Settanta, ma che oggi suona più attuale che mai.
Il pianeta si chiama Clarion: una terra simile alla Terra in dimensioni e clima, ma diversa in modo fondamentale. Non ci sono esseri umani qui — solo i Clarionmen, piccole creature intelligenti con vita breve, gusti semplici e un profondo amore per la natura. Sono arrivati dieci anni fa da un altro mondo, Rasmuss, fuggendo dalla sovrappopolazione e in cerca di una nuova opportunità. Hanno trovato un pianeta bellissimo: oceani blu-verdi meno salati dei nostri, deserti di sabbia viola che bruciano di giorno e gelano di notte, campi fertili circondati da rocce nude. Ma non è un paradiso. L’aria è già inquinata, le coltivazioni vengono distrutte dagli insetti, la malattia chiamata Holobinkitis miete vittime tra piante e animali senza che nessuno ne conosca la causa. Eppure i Clarionmen non vogliono andarsene. Credono ancora nel futuro di questo posto.
Tu e gli altri giocatori siete un team di esperti assunti dall’Università Planet Management Associates per governare Clarion nei prossimi cinquant’anni, divisi in dieci fasi da cinque anni ciascuna. Ogni fase è una scelta: come spendere i vostri 10 bux — la valuta locale, equivalente a un milione di dollari americani — per migliorare la vita dei Clarionmen senza distruggere il pianeta che li sostiene.
Ogni turno devi decidere cosa investire. Ci sono cinque aree di intervento, ognuna con tre opzioni possibili: agricoltura, ricerca scientifica, espansione industriale, istruzione e controllo dell’inquinamento. Ma non puoi scegliere più di un progetto per ciascun settore. E devi farlo entro il budget. Un progetto può costare 2, 4 o 6 bux — mai zero, a meno che tu non decida di ignorarlo del tutto. Se vuoi migliorare la produzione alimentare, puoi scegliere tra disboscamento per nuovi campi, importazione di pesticidi o macchinari agricoli. Se punti sulla scienza, devi decidere se cercare una cura per Holobinkitis, sviluppare semi più resistenti o trovare modi migliori per estrarre il Walterite: un minerale raro e prezioso che potrebbe rivoluzionare l’industria locale. L’espansione industriale ti offre miniere, strade o centrali elettriche. L’istruzione può trasformarsi in scuole, borse di studio o persino un programma per inviare i migliori studenti a studiare sulla Terra e collegare le case ai canali educativi via televisione. Infine, puoi combattere l’inquinamento costruendo impianti di depurazione, proteggere aree naturali con parchi urbani o installare filtri antifumo su tutti i camini.
Ma non basta scegliere: devi capire cosa succederà. Ogni decisione viene registrata su una carta perforata — come quelle usate nei computer degli anni Sessanta — che rappresenta l’investimento fatto. Una carta da 2 bux, una da 4, una da 6, o quella con zero fori se non hai speso nulla in quel settore. Quando tutti hanno scelto le loro cinque carte (una per ogni area), le sovrapponi: solo un piccolo foro, lo stesso in tutte e cinque, si allinea. Quel foro è la chiave.
Lo trovi su una pagina del libro dei dati, che contiene tabelle di cambiamento per popolazione, reddito, cibo e ambiente. Ogni combinazione di progetti genera un risultato casuale: il tuo investimento in pesticidi potrebbe aumentare i raccolti o avvelenare il terreno; la ricerca su Holobinkitis potrebbe portare a una svolta o fallire del tutto. Il gioco usa monete da lanciare — due volte — per generare numeri da 1 a 4, come se fosse un dado a quattro facce. Non c’è niente di magico qui: solo logica, casualità e il peso delle conseguenze.
Alla fine di ogni turno, aggiorni i quattro indicatori del pianeta. La popolazione parte da 100 — ogni punto rappresenta mille Clarionmen. Il reddito e il cibo partono allo stesso livello: se la popolazione supera il reddito, le persone non possono permettersi di vivere dignitosamente; se il cibo scende sotto la popolazione, qualcuno starà mangiando meno del necessario. L’ambiente è già a 90: era a 100 quando i coloni arrivarono, ma l’inquinamento e lo sfruttamento hanno già fatto danni. I Clarionmen non chiedono un mondo perfetto — solo che l’aria sia pulita, le acque limpide, la terra ancora bella. E vogliono anche mangiare bene, lavorare con sicurezza, avere accesso all’istruzione.
Il gioco dura dieci turni. Dieci volte devi prendere decisioni difficili: investire in cibo o nell’ambiente? Costruire infrastrutture ora o aspettare che la scienza trovi una soluzione? Rischiare di spendere tutto su un progetto ambizioso, sapendo che potrebbe fallire? O preferire piccoli passi costanti, ma lenti?
Alla fine, non c’è un vincitore in senso tradizionale. Non si conta chi ha il reddito più alto o l’ambiente più pulito. La vittoria è personale: è la tua capacità di guardare indietro e chiederti se hai fatto del tuo meglio. I Clarionmen sarebbero soddisfatti? Il pianeta è vivibile tra cinquant’anni? Hai speso bene i tuoi 100 bux totali, o potevi ottenere lo stesso risultato con meno risorse?
Questo gioco non ti dice cosa fare. Non ha soluzioni corrette. Ti mostra solo le conseguenze delle tue scelte — e quelle sono spesso imprevedibili.
È un gioco di equilibrio, ma anche di umiltà. Perché ogni decisione che fai ha un costo: economico, ambientale, morale. A volte il progetto più logico — come usare pesticidi per salvare i raccolti — distrugge l’ecosistema a lungo termine. A volte la ricerca scientifica sembra un lusso inutile finché non scopri che una cura esiste, e ti salva da migliaia di morti. E talvolta, il miglior investimento è semplicemente lasciare stare: proteggere un’area naturale, aspettare, permettere al pianeta di riprendersi.
Il fascino di *The Planet Management Game* sta proprio qui: non è una simulazione perfetta. Non ha grafici complessi o intelligenza artificiale che calcola scenari. È fatto di carte perforate, monete e pagine stampate su carta. Ma proprio per questo funziona meglio di molti giochi moderni. Ti costringe a pensare senza distrazioni. A immaginare una vita diversa — quella dei Clarionmen — e a chiederti cosa significhi davvero gestire un mondo.
Non è un gioco da competizione, ma da riflessione. Puoi giocarlo con due persone o con dieci. Ognuno porta la propria visione: chi punta sull’industria, chi sulla scienza, chi sul rispetto della natura. E poi confronti i risultati. Chi ha ottenuto un ambiente migliore senza sacrificare il cibo? Chi è riuscito a far crescere il reddito senza aumentare l’inquinamento? Chi ha capito che non
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