The Search for the Lost Dutchman’s Gold Mine è un gioco da tavolo che trasforma una ricerca di tesori in un’esperienza profonda di collaborazione e decisione collettiva. Non si tratta di vincere gli altri, ma di capire come funziona il lavoro insieme quando le risorse sono limitate e il tempo stringe.
Nel 1800, la leggenda del minatore olandese Jacob Waltz racconta di una miniera d’oro nascosta nel deserto dell’Arizona. Nel gioco, sei o più giocatori formano squadre che devono affrontare un viaggio attraverso terreni ostili per raggiungere la miniera e tornare a Apache Junction con il maggior quantitativo possibile di oro. Ogni squadra ha 20 giorni — ciascuno rappresentato da due minuti di gioco — per pianificare, muoversi, gestire risorse e reagire alle condizioni climatiche imprevedibili. Tre percorsi diversi offrono rischi e ricompense differenti: uno più breve ma esposto a tempeste, un altro più lungo ma sicuro, un terzo che richiede scelte coraggiose.
Prima di partire, le squadre hanno 15 minuti per discutere strategia. Devono decidere se investire tempo per ottenere informazioni cruciali — come la posizione esatta della miniera o i cambiamenti meteorologici — anche a costo di ritardare il viaggio di uno o due giorni. Durante il gioco, le decisioni prese all’inizio si rivelano con conseguenze concrete: una scelta troppo avventata può portare alla perdita di attrezzature; un’eccessiva prudenza, a non raggiungere mai la meta.
Il vero cuore del gioco sta nel modo in cui le squadre interagiscono. Alcune cercano di collaborare con gli altri gruppi per scambiarsi informazioni o risorse, altre preferiscono tenersi tutto per sé. È qui che emerge il valore educativo: non si vince semplicemente accumulando oro, ma capendo come la cooperazione — anche quando non è obbligatoria — possa portare a risultati migliori di quelli ottenuti da un’azione isolata.
Il gioco funziona bene con gruppi da 6 fino a oltre 200 persone, suddivisi in squadre autonome. Ogni team riceve una mappa colorata, carte risorsa, strumenti per la pianificazione e un manuale che guida il facilitatore. Non serve essere esperti: basta avere voglia di parlare, discutere e imparare dai propri errori.
Alla fine del viaggio, non c’è una classifica ufficiale. Tutte le squadre sono considerate “successo”, ma quelle che hanno pianificato con attenzione e collaborato in modo intelligente ottengono risultati molto più significativi. Il vero premio è il dialogo che nasce dopo: cosa ha funzionato? Perché alcuni hanno scelto di fidarsi, altri no? Cosa succede quando la leadership emerge spontaneamente?
The Search for the Lost Dutchman’s Gold Mine non è un gioco da competizione, ma uno specchio. E come ogni buon specchio, riflette più di quanto si aspetti chi lo guarda.
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