Immagina un mazzo di carte dove ogni figura è una scena da una delle opere di Shakespeare, accompagnata dalla sua frase più celebre: ecco The Shakespeare Game, un gioco del 1900 che trasforma la letteratura in un divertimento da tavolo.
Si gioca in due o quattro, e si può giocare in tre modi diversi. Il più popolare è una versione leggera di “Authors”: a turno, il giocatore legge ad alta voce una citazione dalla sua carta. Se qualcun altro riconosce l’opera da cui proviene e ha bisogno proprio di quella scena per completare un set dei quattro personaggi o scene dello stesso dramma, può chiederla. I set completi — quattro carte della stessa opera — vengono posati sul tavolo con soddisfazione. Chi ne raccoglie di più alla fine vince.
C’è poi la versione più semplice: niente citazioni, solo domande dirette. “Hai una carta da *Romeo e Giulietta*?” E via, si scambiano le carte come in un classico gioco di memoria, cercando di formare i propri gruppi.
Ma c’è anche un terzo modo, più insolito: un gioco a prese per quattro giocatori, dove le quattro serie di scene sostituiscono i semi di un mazzo normale. La serie con la “A” è sempre trionfo, e si gioca come una partita di briscola con i personaggi di Shakespeare al posto dei fiori o delle coppe.
Il tutto in circa venti minuti, con regole che stanno in mezza pagina ma un’atmosfera che sa di vecchio teatro e carte ingiallite da mani curiose. Non serve conoscere tutti i sonetti: basta riconoscere “To be or not to be” o “All the world’s a stage”. E forse, giocandoci, ti ritroverai a ricordare qualcosa che credevi dimenticato. Un gioco leggero, ma con un’anima profonda.
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