Non è un gioco diretto, ma non serve essere un esperto per sentirsi immersi in quella terra martoriata tra trincee, fango e silenzi spezzati solo dal tuono dell’artiglieria. Qui, ogni mossa conta: una divisione mal posizionata può costare migliaia di vite; un attacco mal calcolato può frantumare l’equilibrio di un fronte intero.
Il gioco ti fa assumere il ruolo del comandante su entrambi i lati, dalla Germania che tenta la folle offensiva del piano Schlieffen nel 1914 alla Francia e all’Inghilterra che cercano di resistere. Ogni scenario è un capitolo diverso della guerra: l’invasione del Belgio, il massacro di Verdun, l’offensiva della Somme, la ritirata strategica dei tedeschi verso la Linea Hindenburg e infine l’ultima offensiva della primavera 1918, quando i tedeschi puntano tutto su un colpo decisivo prima dell’arrivo degli americani. Ogni battaglia ha le sue regole specifiche, i suoi obiettivi tattici e il suo peso storico: non si tratta solo di muovere pedine, ma di gestire logistica, morale, riserve e l’impatto psicologico delle perdite su un esercito ormai stremato.
Il gioco si svolge su una mappa dettagliata divisa in esagoni da 20 chilometri ciascuno, con ogni turno che rappresenta quattro giorni. Le unità sono divisioni e brigate, il che significa che non controlli singoli reggimenti ma intere forze combinate: un’artiglieria pesante qui, una riserva di fanteria laggiù, un corpo d’armata in attesa di ordini. I dadi determinano l’esito degli scontri, ma non è il caso di affidarsi alla fortuna: la posizione, le trincee, i bombardamenti preliminari e lo stato delle linee di rifornimento influenzano ogni tiro. Le tabelle di combattimento sono complesse, ma coerenti; ogni decisione ha conseguenze misurabili. Non ci sono “colpi fortunati” che cambiano la guerra: solo errori strategici che si accumulano fino a diventare insostenibili.
L’obiettivo non è semplicemente conquistare terreno, ma raggiungere obiettivi specifici per ogni scenario. In alcuni casi devi rompere le linee nemiche entro un numero limitato di turni; in altri, devi resistere a un assalto implacabile fino all’ultimo uomo. La campagna unica che collega tutti gli scenari ti permette di portare avanti le conseguenze delle tue scelte: una divisione ridotta a metà nel 1916 non sarà più la stessa nell’offensiva del 1918; i soldati demoralizzati dopo Verdun potrebbero rifiutarsi di avanzare in un attacco successivo. Il gioco ti ricorda che questa guerra non si vince con il numero, ma con la capacità di gestire l’inferno.
Cosa lo rende diverso? Non è un wargame che celebra la gloria militare: è una simulazione fredda e implacabile di come la tecnologia, la logistica e la disperazione abbiano trasformato il conflitto in uno scontro meccanico. Le trincee non sono solo linee sulla mappa: sono tombe vive. I bombardamenti non sono un effetto sonoro: sono l’unico modo per preparare un attacco che probabilmente fallirà. Eppure, proprio questa onestà storica lo rende coinvolgente. Non devi essere un appassionato di storia per sentire il peso delle decisioni. Devi solo voler capire cosa significò davvero combattere su quel fronte — e se sei abbastanza coraggioso da prendere in mano le redini di una guerra che non aveva vincitori, allora questo gioco ti aspetta.
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