Tori Shogi è un gioco da tavolo strategico nato in Giappone alla fine del XVIII secolo, che trasforma la guerra tra due eserciti in un danza di uccelli su una scacchiera 7×7. Ogni pezzo porta il nome di un volatile: il Re è la Fenice, gli altri sono Rondini, Falchi, Gru, Fagiani e Quaglie, ciascuno con movimenti precisi e unici. La particolarità più affascinante? I pezzi catturati tornano in gioco nelle mani del nemico, da piazzare dove vuoi — una meccanica che anticipa il moderno Shogi e aggiunge profondità a ogni mossa.
La zona di promozione si trova nei due ranghi più lontani, dove Rondini e Falchi diventano creature ancora più potenti: la Rondine si trasforma in Oca Selvatica, il Falco in Aquila. Ma attenzione: non puoi piazzare una Rondine su un file già occupato da altre due, né sulla linea di fondo, dove resterebbe bloccata. E mai in modo da dare scacco matto immediatamente.
Le due Quaglie sono asimmetriche — sinistra e destra — con movimenti specchiati l’una rispetto all’altra, un dettaglio sottile che aggiunge equilibrio tattico. I pezzi promossi perdono la loro forma potenziata se catturati, tornando al valore originario per essere riutilizzati.
L’obiettivo è semplice: catturare la Fenice avversaria. Ma ogni mossa richiede previsione, controllo dello spazio e gestione dei pezzi in riserva. È un gioco elegante, dove l’estetica degli uccelli nasconde una profondità strategica raffinata, perfetto per chi ama il silenzio delle regole ben costruite e la tensione di un duello senza fortuna.
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