Non è un semplice gioco di commercio: qui ogni mercanzia è una posta in palio, ogni stazione un’opportunità, e ogni avversario un potenziale nemico.
Ogni giocatore parte con dodici beni da trasportare nei vagoni del treno, nascosti tra i compartimenti. Lungo il percorso — da Irkutsk a Mosca — la locomotiva si ferma in diverse stazioni, alternando fasi di movimento e di vendita. Durante le mosse, puoi spostare i tuoi uomini, rubare merci agli altri, chiedere protezione o attaccarli: chi perde un duello viene cacciato dal treno. Le azioni sono rischiose, ma necessarie: senza i tuoi collaboratori non potrai vendere nulla.
Quando il treno si ferma, è ora di fare affari. Solo se hai almeno un tuo uomo in un vagone, puoi vendere le merci che contiene. Ogni bene vale diversamente a seconda della stazione: alcuni prodotti diventano preziosi solo lontano da casa, altri perdono valore man mano che ci si avvicina alla capitale. Vendi con intelligenza, ma tieni d’occhio i tuoi rivali — chi vende bene guadagna di più, e chi resta senza uomini è vulnerabile.
Il gioco finisce quando il treno arriva a Mosca. Allora si fa il conto: chi ha accumulato più denaro vince. Non serve essere l’uomo più potente, ma quello che sa aspettare, bluffare e colpire al momento giusto. Le meccaniche sono semplici — movimento, commercio, conflitto — ma si intrecciano in modo imprevedibile: un attacco mal riuscito può lasciarti senza protezione; una vendita troppo anticipata ti fa perdere il massimo guadagno.
Transsib non è un gioco da tavolo violento, ma teso. È un ballo tra opportunità e rischi, dove ogni decisione pesa come una merce in bilico su un vagone che corre verso l’ignoto.
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