Nel caldo estivo del 1943, mentre i resti dell’offensiva di Kursk si disperdevano tra le steppe ucraine, l’Armata Rossa lanciò un nuovo assalto: una marea umana e meccanizzata che avrebbe spazzato via la linea tedesca da Kharkov fino al Dnipro. Ukraine ’43 ti porta in prima fila su questo fronte dimenticato, dove la logistica si scontra con l’ostinazione, i carri armati pesanti sfondano le difese e ogni metro guadagnato costa decine di vite. Non è una battaglia per il territorio: è un’orgia di fuoco che non si ferma finché uno dei due schieramenti non crolla.
Il gioco replica l’offensiva sovietica tra agosto e novembre, con i tedeschi costretti a ritirarsi in ordine sempre più disperato verso il Dnipro e la penisola di Perekop, l’unica via d’uscita per l’11ª Armata intrappolata in Crimea. Ogni turno copre cinque giorni, e ogni esagono rappresenta sedici chilometri: le unità sono divisioni, ma i loro effetti si sentono su tutta la mappa. I carri armati sovietici avanzano con impeto, sostenuti da artiglieria massiccia che spiana ogni ostacolo; i corpi corazzati tedeschi rispondono con controsfide precise, guidate da Tiger e Sturmgeschütz, mentre le unità di fanteria si aggrappano ai villaggi come ultima barriera. Il sistema di gioco è un classico IGO-UGO, diretto ma efficace: muovi, combatti, sfrutti l’apertura e poi passi il turno all’avversario. Le zone di controllo creano una rete tesa tra le linee, dove ogni unità in movimento deve affrontare rischi costanti, e i combattimenti si decidono con dadi e tabelle che bilanciano la superiorità numerica sovietica contro l’efficienza tattica tedesca.
I due comandanti guidano schieramenti diversi: Zhukov può concentrare decine di divisioni in un punto, ma le sue unità sono più fragili e richiedono tempo per riprendersi; Manstein ha pochi corazzati, ma ogni panzer è una lama affilata capace di ribaltare la situazione con un contrattacco ben calibrato. Le forze aeree non decollano come in altri giochi: agiscono in modo limitato, ma quando arrivano cambiano il volto della battaglia. I sapper sovietici scavano trincee sotto il fuoco, mentre i reparti tedeschi si ritirano con ordine, lasciando dietro di sé distruzioni e mine. La terza fase di ogni unità — quella del resto ferito — rende visibile la logoratura della guerra: un carro armato ridotto a un guscio fumante può ancora rallentare l’avanzata, ma non più combattere.
La seconda edizione ha semplificato i componenti senza perdere profondità: i contatori sono più grandi, le mappe più ampie e ogni scenario viene supportato da schede di allestimento per evitare errori. I dadi, le tabelle dei risultati e la struttura del gioco rimangono fedeli all’originale, ma il ritmo è più fluido, adatto a chi ha giocato France ’40 o Normandy ’44. Non c’è un obiettivo di vittoria assoluto: si vince accumulando punti per le città prese, i corpi nemici distrutti e la capacità di mantenere il controllo delle linee di rifornimento. Ma non è una questione di punteggio: è un gioco che ti fa sentire l’angoscia del generale che sa di non avere abbastanza riserve, o quella del colonnello sovietico che vede la sua divisione ridotta a metà dopo tre giorni di attacco. Ukraine ’43 non celebra il trionfo: racconta una guerra dove ogni passo avanti è un sacrificio, e ogni ritirata è un’umiliazione. E in questo equilibrio precario tra forza e fragilità, sta tutta la sua verità.
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