Ulti è il gioco da tavolo più amato dell’Ungheria: un mix di strategia, bluff e tensione che si svolge in pochi minuti ma lascia traccia per ore. Si gioca con un mazzo speciale da 32 carte, ispirato al classico William Tell, con semi tedeschi — Campane, Cuori, Foglie e Oak — e una dinamica che trasforma ogni mano in un piccolo dramma tra tre giocatori.
Ogni partita comincia con dieci carte distribuite a ciascuno, più due carte lasciate da parte: il Talon. Il primo giocatore ha la possibilità di scambiarle con le proprie, poi deve fare una scommessa. Gli altri possono scegliere di guardare il Talon e sostituire le proprie carte — ma solo se aumentano l’offerta precedente. Le scommesse vanno da semplici obiettivi come vincere almeno un trucco, a sfide estreme come perdere tutte le prese (Betli) o conquistarle tutte (Durchmars). C’è anche la possibilità di puntare sul Sette di Cuori: se lo si vince nell’ultima presa, si ottiene l'“Ulti”, il colpo finale che dà nome al gioco. E se i Cuori diventano semi di atout, quasi tutte le scommesse raddoppiano di valore.
Una volta fissata la scommessa più alta, inizia la fase del gioco vero e proprio: si giocano 10 prese a turno, seguendo le regole classiche dei giochi a prese. Ma qui entra in scena il Kontra — l’arma segreta. Se un avversario crede che chi ha scommesso non ce la farà, può dichiarare “Kontra” al momento di giocare la prima carta: se la scommessa fallisce, lui raddoppia i punti; se invece riesce, il vincitore ne guadagna due volte tanto. È un rischio calcolato, una sfida psicologica che trasforma ogni decisione in un equilibrio tra fiducia e diffidenza.
Non c’è un punteggio fisso per vincere: si gioca a mani consecutive, accumulando punti o semplicemente divertendosi. La vittoria non sta nel numero di partite vinte, ma nella capacità di leggere gli avversari, di scommettere quando nessuno se lo aspetta e di sapere quando ritirarsi prima che il prezzo sia troppo alto.
Ulti è un gioco che non si dimentica. Non perché sia complicato — anzi, le regole sono chiare — ma perché ogni mano diventa una conversazione silenziosa tra intuizione, coraggio e fortuna. È il gioco di chi ama il rischio misurato, la tensione sottile e quel momento in cui un solo Sette può cambiare tutto.
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