Nel cuore di una galassia in declino, quattro razze spaziali lottano per la sopravvivenza. Ognuna ha inviato i suoi migliori piloti a caccia di un nuovo mondo da colonizzare: solo uno dei loro potrà salvare il proprio popolo. Il tabellone rappresenta una mappa stellare di 16 sistemi solari — quattro ormai morenti, dodici ancora sconosciuti — dove ogni pianeta può diventare la speranza o la tomba di un'intera civiltà.
I giocatori muovono le loro navi interconnesse con i dadi, ma possono anche consumare energia per rallentarle e raggiungere posizioni precise. Attraverso i portali iperspaziali compiono balzi audaci, sfidano asteroidi e si scontrano in battaglie risolte dal valore più alto dei dadi. Le navi possono spezzarsi in componenti per combattere o unirsi per difendersi, mentre i pianeti, rivestiti di plastica flessibile e adesiva, si attaccano al tabellone come veri mondi da conquistare — e staccano senza lasciare tracce. Le alleanze sono temporanee: gli schieramenti cambiano, le energie si scambiano su strisce luminose che segnano il potere in costante mutamento.
Ogni mossa è un calcolo tra rischio e opportunità: avanzare troppo presto può esporre alla distruzione; fermarsi troppo a lungo significa perdere la corsa. Chi colonizza per primo tre pianeti abitabili, senza essere annientato, vince. Ma attenzione: anche un alleato può diventare un nemico nel giro di una sola mossa.
Vectorace non è solo una corsa allo spazio. È un gioco dove il destino si scrive con i dadi, le alleanze sono fragili come cristalli e ogni pianeta nasconde un futuro incerto — tutto avvolto in un’estetica anni Ottanta che ancora respira fantascienza pura.
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